31/08/10

Notte di fiaba 2010

 La nostra vecchia edizione dell'isola del tesoroDSC_0776
Gli indigeni lo chiamavano Tusitala.
Il narratore di storie.
Dopo aver navigato tra oceani e arcipelaghi, da Tahiti ad Honolulu Robert Luis Stevenson mise radici ad Opolu la principale delle isole Samoa. Ci rimase fino alla morte che lo colse proprio mentre stava scrivendo un tragico ultimo racconto.
Aveva  quarantaquattro anni ed era sempre stato di salute cagionevole. Per questo da bambino venne affidato alle cure di Cummy, un infermiera bambinaia dalla fervida immaginazione. Le storie raccontate con passione, il teatrino di Skelt, il letto che si trasformava in nave e la poltrona in un castello. E’ questa la fantasia che ritroviamo in molti dei suoi romanzi d’avventura, quella di un adulto che lascia libero il bambino che ha dentro.

Scrisse il primo grande capolavoro a trent’anni.
Il figliastro stava disegnando la mappa di un isola e lui ne fu immediatamente affascinato. Cominciò a inventarsi i nomi dei luoghi e per completare l’opera le dette anche un nome che scrisse in un angolo del disegno.
Come sarebbe bello leggere una storia su quest’isola” commentò il bambino.
Dentro la sua testa, L’isola del tesoro era già nata…
Ben volentieri cedo alla preghiera de’ miei amici Trelawney e dottor Livesey di scrivere la storia della nostra comune avventura che ha avuto per teatro l’Isola del Tesoro; solo mi astengo dall’indicazione precisa dell’Isola in cui parte del tesoro sta ancora nascosta…
Dopo innumerevoli viaggi e indicibili avventure l’abbiamo trovata.
Quell’isola.
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Adagiata intorno ad uno specchio d’acqua che pare un po’ il mare. Dove quando dalle matasse di nuvole scivolano fuori i baloni de l’Ora si sciolgono gli ormeggi.
Terra a babordo…poppa a prua…vira a tricorno…lancia la lancia…


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Anche quest’anno Riva del Garda si è trasformata per quattro giorni in un posto fatato. Dopo lo straordinario Peter Pan, la magia di Mary Poppins, Pinocchio, il meraviglioso mondo del mago di Oz, Pippi e molte altre storie che hanno fatto la gioia di tanti bambini, quest’anno sono arrivati bauli, zattere, pappagalli e naturalmente Jim, in compagnia degli altri pirati.
E  dunque si entra nel libro di Stevenson, dove pagina dopo pagina si incontrano i coraggiosi protagonisti, e i temibili nemici.
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Nemmeno la pioggerellina di Sabato può rovinare la magia. In fondo quando il mare è piatto e il vento dorme che divertimento c'è.
Attraverso il Viaggio nella fiaba si seguono i pirati attraverso il centro storico, si ascolta, si partecipa, ci si commuove mentre basta un cappello in testa per sentirsi parte della storia.
AjDSC_0280
E poi tanti laboratori e spazi gioco. Piazza delle Erbe, Via Dante, i giardini di porta orinetale, la Galleria San Giuseppe si trasformano ora in una nave, un covo, una grotta dove giocare, divertirsi, prepararsi per vivere le più grandi avventure.

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Il pappagallo si lisciava le penne, appollaiato sulla spalla del suo padrone… Da L’isola del tesoro di R.L Stevenson
Nessun bambino può essere un vero pirata senza il suo fedele pappagallo. Un po’ di cartoncino, colori, piume e il gioco è fatto.
laboratorio kit del pirataDSC_0316

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E poi i tatuaggi, la zattera da costruire, il varo.Il  viaggio sull'acqua della piccola imbacazione realizzata con l'amore e pochi altri  materiali ma che la fantasia trasforma in una grande e magnifica nave che un Babbo e un bambino spingono incontro a mille avventure. E non si sa, chi si diverte di più.

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E dopo tante emozioni tutti a pranzo alla Locanda di Jim, i dolci e i colori per continuare a sognare.
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E gli occhi non vedono più come prima ma attraverso gli occhiali della fantasia. La fantasia che giunge più lontano della vista e che è l’unica vera magia accessibile all’uomo. Intanto i vicoli dietro le piazze si riempiono di storie, voci e canzoni...
Quindici uomini sulla cassa del morto,
yo ho ho! E una bottiglia di rum per conforto  (...)
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Le bancarelle vendono dolcezze e bandane, specialità locali e barchette di carta. Il Jolly Roger prende il posto di tutte le insegne e ci si sente come il Capitano Flint, Long John Silver, Ben Gun o Smollett.
Fino all’ultima pagina…
 Fine...DSC_0785
Chissà l'anno prossimo quale sarà il tema. Voi che dite?
Informazioni Pratiche:
Notte di fiaba è un evento che si realizza ogni anno a Riva del Garda.
Ogni anno c’è un tema diverso, qui trovate le foto degli anni scorsi.
Ho trovato l’evento assolutamente ben organizzato, ci sono diversi grandi parcheggi, la brochure che si trasforma in battaglia navale, tantissimo personale a disposizione per informazioni e soprattutto tanta fantasia  e creatività nei laboratori. Per non parlare degli attori e attrici di un viaggio nella fiaba, assolutamente spettacolari.Gli eventi si trovano in varie zone del centro di Riva e questo permette di distribuire le persone senza evitare gli accalcamenti di folla che di solito troviamo in manifestazioni di questo tipo. A chiudere l’evento uno straordinario spettacolo pirotecnico che purtroppo quest’anni ci siamo persi. Ma l’anno prossimo…
Come arrivare
Percorrere l'autostrada A22 o la Statale 12 del Brennero, fino all'uscita di Rovereto Sud/Lago di Garda Nord; da lì imboccare la Statale 240 e percorrere circa 15 chilometri; se si proviene da Trento, percorrere la Statale 45bis; se invece si proviene da Sud del Lago di Garda, imboccare la SS249.
Da leggere:
Oltre ovviamente all'edizione classica dell'isola del tesoro di Stevenson unariduzione per bambini firmata Geronimo Stilton.
L'isola del tesoro
Per grandi:
Tusital,a il narratore. Vita di Robert Louis Stevenson

30/08/10

Smile’s monday #11.Pirati e gnomi

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Due giorni speciali vissuti come in una fiaba. O forse due.
In quella parte finale del lago dove chiunque ami rincorrere il vento vuole venire almeno una volta nella vita. Tra vele che si tingono di nero e piume dai mille colori .
  gioco della zatteraDSC_0354
Riva del Garda si riempie di pirati, pappagalli, gambe di legno e... sorrisi.
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E poi  verso Nord, attraverso la porta delle Dolomiti.
In quella città una volta di mercanti e mecenati. Una cena con nuovi amici, uno spettacolo improvvisato e poi più su.

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canederli e gulashDSC_0433
Scivolando tra cielo e terra per finire a bordo di quel vecchio treno, tra masi isolati, chiesette dai campanili a bulbo, pascoli  e abetaie.
dalla funiviaDSC_0531

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Per scoprire che tra i boschi si nascondono ancora gnomi e folletti. L’uncino scompare e un buffo cappello a punta prende il posto di quello nero.
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E in mezzo ad elfi e nani alti persino due metri si continua a ridere, a giocare, immersi nei colori e profumi del bosco. Dentro ad un libro di fiabe dipinto di allegria e paesaggi suggestivi.
follettiDSC_0590
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L’universo verde del Renon, il nastro d’argento dell’Isarco e il profilo inconfondibile dello Sciliar, il Rosengarten e Re Laurino.  

lungo il sentiero numero 6DSC_0710
E in mezzo a tanta bellezza e magia non potevamo che incontrare animali da favola.

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Occhioni dolcissimi, viso simpatico e pelo morbido.. ma questa è un’altra storia.
     lungo il sentiero numero 6DSC_0741

Un grande grazie a Stefania per la compagnia e la segnalazione dell'evento Notte di Fiaba. A Roberta per avermi pensata, suggerendomi l'idea anche dall'Alsazia e a Giuliana che con la mail del suo bellissimo racconto del Renon mi ha fatto tornare voglia di tornarci. Grazie ...

Tutti i dettagli, i consigli dove dormire, mangiare, le manifestazioni, i sentieri,
Prossimamente…

27/08/10

Potato cakes. La dolcezza dei ricordi.

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La prima volta non la scorderò mai.
Dodici anni, sola e in viaggio verso Londra.
Scendo dall’aereo e vado a ritirare il bagaglio.Volo tranquillo, hostess simpatica, la valigia che esce per seconda dal rullo.
All’uscita vedo subito il Tutor con il grande cartello bianco con scritto il mio nome.
Fuori c’è il sole.
Dopo un oretta arriviamo al college,l’ambiente è allegro, la camera mi piace, è ora di pranzo e mi aspettano a mensa.
Tutto assolutamente perfetto.

Poi  apro la valigia…
Uno dopo l’altro spuntano fuori un enorme paio di pantaloni rossi, una impressionante camiciona a scacchi verdi, un vestitino nero coperto di pailettes, un numero indefinito di stecche di cioccolata fondente, un paio di scarpe numero quarantacinque, una parrucca.
Viola.
 Continuo incredula ad estrarre indumenti e strani accessori, quasi non ci voglio credere che , beh, mi pare ovvio, la valigia non è la mia. E a guardarla bene in effetti non le somiglia neanche più di tanto.
Niente pranzo.
Mezz’ora dopo sono di nuovo in auto.  Insieme al tutor, alla cara dolce Miss Green e a Linnea, una studentessa italo svedese che si era offerta di accompagnarmi. Probabilmente più per la possibilità di conoscere  il proprietario della valigia che altro.

Un’ora e mezzo di traffico dopo ero di nuovo a Heathrow. Tra una attesa interminabile, i morsi della fame e una spaventosa partaccia da parte di una assistente aeroportuale. E finalmente scambiamo la  valigia. Quella giusta, stavolta.
Usciamo fuori e il cielo è ancora azzurro. Improvvisamente mentre aspettiamo l’auto la cara dolce grossa  Miss Green tira magicamente fuori dalla borsa un pacchetto giallo. Dentro avvolti meticolosamente in un tovagliolo di carta c’erano i potato cakes.

Da allora ogni volta che in futuro mi è capitato di mangiarne non ho potuto fare a meno di pensare a questa storia della valigia e  le risate che ci siamo fatti dopo. Alla parrucca, le paillettes e alla cara dolce buffa Miss Green.

Ieri ho deciso di provare a farli a casa.
Con la ricetta di The best ever illustrated encyclopedia of British cooking, uno degli ottimi acquisti fatti a  a St  Michael’s Mount.

Potato cakes
Ingredienti per circa 12 potato cakes
675 gr di patate sbucciate
25 gr di burro
175 gr. di farina circa
sale

Bollire le patate fino a che non diventano morbide. Scolarle e ripassarle in pentola a fuoco basso per qualche minuto per farle asciugare completamente.
Schiacciare e mescolare le patate con una manciata di sale (poco se si desiderla mangiarle in versione dolce) e il burro.
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Far raffreddare.
Aaggiungere la farina fino a formare un impasto morbido e non appiccicoso.
Su un piano infarinato stendere uno strato di circa 1 1/2cm e tagliare a triangoli o a cerchi.
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Cuocere a fuoco basso i potato cakes su una griglia o una padella antiaderente. Tre minuti per lato o fino a quando cominciano a scurirsi.
Da servire calde accompagnate dalle uova come nella full english breakfast ma anche, come piacciono a noi, durante il tea time, imburrate e spolverate di zucchero.
Per una dolce merenda all’inglese.

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Ancora una madeleine, un passato lontano che irrompe nel presente in maniera del tutto inattesa.
Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, staccata da qualsiasi nozione della sua causa. Dalla parte di Swann di M.Proust
Fatto di suggestive scogliere, brughiere, castelli, villaggi, e case con il tetto di paglia; ricordi vicini che scivolano fuori dal sapore dolce di un potato cake.

 cornovagliaDSC_0500Ora che ci penso  mi è sempre rimasta la curiosità di sapere di chi fosse, quella valigia…
Enjoy!

25/08/10

Giochi da viaggio:Tangram magnetico

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Una antica leggenda cinese racconta che durante una tempesta, Lei Gong il Dio del tuono, abbia colpito furiosamente il cielo con la propria ascia.
Frantumato, questo cadde in sette enormi pezzi neri sulla terra e il mondo sparì.
Ma il grande drago disperato, si mise ad unire i frammenti componendo di volta in volta persone, piante e animali scomparsi. Per ogni forma che finiva, un'ombra prendeva vita e cominciava a vagare tristemente sul terreno deserto.
Commosso da tanta dedizione il Dio del Tuono tirò fuori un corpo da ogni ombra, ripopolando finalmente il pianeta.
Da allora l'ombra ci segue ovunque e con le sette tavole della saggezza è possibile formare tutte le cose della terra.
Questa è solo una delle mille leggende che circondano l'origine di questo gioco assolutamente affascinante.
Un semplice quadrato diviso in cinque triangoli, un quadrato e un parallelogramma. Se combinati tra loro i pezzi possono dar vita a migliaia di bellissime figure.
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Nato in Cina dove è diffuso con il nome di Ch'i ch'iao t'u (il quadrato della saggezza), il Tangram è un rompicapo straordinario, formidabile per grandi e piccini.
Infinite sono le possibilità di gioco.Semplici o complicatissimi indovinelli, sagome da riprodurre, storie da narrare e racconti da costruire. Stimola la fantasia e la creatività  aiuta a riconoscere figure, confrontare superfici ma soprattutto è divertente e riempie di soddisfazione.

Diversi mesi fa ne ho costruito uno in feltro in versione roll up.
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I pezzi di pannolenci non sono stata una buona idea, si spostavano e si piegavano con troppa facilità. Inoltre i tan dello stesso colore non facilitavano la riproduzione delle carte.
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Ispirata dunque dai nostri giochi in lattina ho avuto l'idea.

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Un Tangram magnetico facilmente trasportabile e soprattutto colorato.
Ho creato alcune carte facili da copiare ed è stato un vero successo.
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Piccolo, comodissimo da portare in viaggio per  giocare ovunque. Ogni pezzo ha la calamita ed evita il rischio di perderlo, magari sotto il seggiolino di un aereo.
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Poi ho scoperto questo libro.
Raccontare storie con il tangram è un modo per unire alla fantasia e alla creatività alcune abilità matematiche.
Si comincia con una storia semplice e mano a mano che si racconta si costruisce il personaggio. Nel bellisimo libro di Ann Tompert un nonno racconta all'ombra di un albero la storia di due volpi magiche alla propria nipotina. I due animali competono tra loro in una gara di trasformazioni  fino ad arrivare al commovente finale.tangram da viaggioDSC_0314
Inutile dire che è diventato il nostro gioco preferito. 

Cliccando due volte sulle varie immagini potete aprire e stampare i due piccoli  tangram a colori (per non dover ribaltare il parallelogramma potete stamparne due copie di cui uno rovesciata) che ho preparato.
Lo stesso per le carte, che ho realizzato con figure semplici adatte anche ai più piccoli . Già colorate o  in bianco e nero se volete aumentare la difficoltà del gioco. 



 Per il tangram ho usato un foglio di carta calamitata magnetica mentre abbiamo plastificato le carte con un rotolo di carta trasparente adesiva dopo averle incollate su un cartoncino. La scatola è un vecchio porta tabacco per pipa.

Curiosità:
Il Tangram ebbe un grandissimo successo nei primi anni del diciannovesimo secolo.
Si racconta che Napoleone, nei suoi giorni d’esilio all’isola d’Elba, dedicasse molto tempo a questo gioco. Così come Edgar Allan Poe e Lewis Carroll.
Pensate che pare che quest’ultimo abbia immaginato i ben noti personaggi del suo più grande capolavoro proprio giocando con i sette tan. Li riconoscete?
Libri consigliati:
Link utili:
Da Sybille trovate un bel post e tantissimi link utili.
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