09/12/09

Piantabete, sapori, tradizioni e paesaggi da un antico borgo rurale.

Comunanza, Illice, Casale, piccoli borghi avvolti dalla nebbia compaiono uno dopo l'altro confondendosi tra loro e lasciando intravedere di tanto in tanto una bottega, lo scorcio abbagliante di una piazza illuminata a festa, un passante che scivola a ridosso delle piccole case in pietra.
Curva dopo curva la strada si solleva verso l'alto mentre la luce dei fari  prova ad insinuarsi nell'oscurità, svelando un ampio cartello che ci conferma la direzione esatta.

"Centro turistico rurale Piantabete".

Ancora pochi metri per giungere all'antico borgo, un tempo crocevia di antichi sentieri montani, e la luna ci regala per un attimo, come in un quadro rinascimentale, la spettacolare visione d'insieme.
L'antica locanda si fa guardare dal basso, la vista si riempe di giochi dei tetti fino a scorgere le montagne il cui nome evoca storie leggendarie, qui tra storia e tradizioni a pochi passi dal Parco nazionale dei monti sibillini...

" ... così benedetta da Dio di bellezza di varietà di ubertà, tra questo digradare di monti che difendono, tra questo distendersi di mari che abbracciano, tra questo sorgere di colli che salutano, tra questa apertura di valli che arridono... !
( Giosuè Carducci a proposito delle Marche)

Una sorprendente sorpresa  le Marche, una regione che ci ha accolto e stupito con i suoi sapori, dove l'agricoltura diventa cultura della tradizione, con le sue storie e leggende  fatte di  cavalieri erranti e negromanti, come l'illustre profetessa che raro i suoi segreti altrui rivela, con la sua affascinante architettura come quella di piazza del popolo ad Ascoli  rappresentante della vita collettiva e capace di trasfomare in familiare una città altrimenti  ignota.
Con le sue montagne che in inverno si ammantano di bianco, i vini e i cento dialetti dei suoi abitanti così schietti e sinceri oscillanti tra riservatezza e espansività ma, e lo posso garantire, floridi di gentilezza e ospitalità.

Ste Marche inzomma è probio desgraziate:
tanti paesi edè, tante parlate,
che una coll’altra ’n ci ha a che fa a noelle,
e tra tutte è ’na torre de Vavelle! »

(Felice Rampini)

Antonio, conservatore di Piantabete ci viene incontro e ci guida verso l'antico casale in pietra arenaria, un tempo posto al centro del borgo.
Pianatabete
Piantabete
All'interno, ogni particolare ci riporta indietro nel tempo, la piccola cappella, l'enorme camino in pietra e le stanze alte con le travi in legno.
Aj a piantabete
Mi affaccio ad una delle finestre e non so se per l'inganno della nebbia o la suggestione del luogo mi par di scorgere gli artigiani che un tempo si muovevano su e giù per il borgo mentre le donne tessevano vicino al camino e i contadini lavoravano i campi intonando uno stornello.
E' un viaggio nella storia e nelle tradizioni,  tra arte e cultura, un percorso che per essere completo deve però necessariamente passare anche attraverso il cibo, perchè come diceva Briffeut la cucina di un popolo è la sola, esatta testimonianza della sua civiltà.
Il ristorante di Piantabete
La cena si svolge nel  ristorante ricavato da un suggestivo casale del '600 e portata dopo portata assoporiamo il gusto di cibi nuovi accompagnati dai sublimi vini locali e conditi dalle parole sapienti di Antonio che trasformano i deliziosi sapori degli ingredienti sibillini in un affascinante viaggio nelle tradizioni, la storia dell'uomo attraverso il suo cibo.

Si parte con l'apertitivo , l'antipasto e si prosegue il viaggio con un primo tipicamente marchigiano, i Vincisgrassi.
Vincisgrassi
Si tratta di una deliziosa variante delle Lasagne al forno presente nella  tradizione culinaria marchigiana fin dal 1781 quando appariva nel libro di cucina del cuoco maceratese Antonio Nebbia, in cui viene descritta la preparazione di particolari lasagne chiamate Princisgrass, in realtà  ben diversa da quella dei vincisgrassi odierni.

...cotte che avrete le lasagne, cavatele ed incasciatele con formaggio parmiggiano e le andrete aggiustando nel piatto sopraddetto, con un solaro de salsa, butirro e formaggio e l'altro de lasagne slargate, e messe in piano, e così andrete facendo per fino che avrete terminato di empire detto piatto; bisogna avvertire che al di sopra deve terminare la salsa con butirro e formaggio parmiggiano e terminato, mettetelo in forno per fargli fare il suo brulì...

Secondo la leggenda  invece  il nome deriverebbe dal fatto che un cuoco maceratese la preparò in onore di un generale austriaco di nome Windisch Graetz nel 1799 che combatté contro Napoleone cingendo d'assedio Ancona.
Irrinunciabili le olive all'ascolana, vere, fatte con tre tipi di carne, manzo, suino e pollo che si avvolgono dolcemente intorno all'oliva, abbracciate da una pastella fritta e croccante che ne svela il  prezioso sapore morso dopo morso.
Olive all'ascolana
Infine i castagnacci che vengono accompagnati da vino cotto che ci riporta ai tempi dei romani quando patrizi, imperatori e papi lo degustavano al termine dei loro fastosi banchetti.
Una tecnica tramandata attraverso i milenni e che consiste nel mettere il mosto in una caldaia di rame e fatto scaldare a fuoco vivo. Nelle Marche il vino cotto era anche una scusa per stare insieme, per lasciare i campi e ritrovarsi con gli amici.
Pare che in alcune famiglie sia tradizione, quando nasce un figlio,  murare una bottiglia di vino cotto all'interno di una parete della casa.
Solo al momento del matrimonio, il padre, l'unico a conoscere il luogo esatto del "prezioso tesoro", armato di mazzolo svelerà agli altri il nascondiglio, pronto subito dopo a dividerlo con tutti gli ospiti.
Alla fine della cena mi sento arricchita, densa di sapori nuovi, nuove storie, consuetudini, una passo più vicina a questa regione.

La notte trascina lontano la nebbia e la mattina rivela dal vetro della finestra della nostra stanza uno spettacolo meraviglioso. I monti, il lago, l'armonia della natura, la suggestione del borgo.
Lago di gerosa
Lago di gerosa visto dalla finestra di Piantabete
Il tempo della colazione a base di marmellata, miele e prodotti biologici e sotto un cielo terso e i caldi raggi del sole siamo pronti ad immergerci nella natura e seguire Antonio verso la riva del Lago di Gerosa.
Il casolare di piantabete
Piantabete
Aj pronto per l'esplorazione
Piantabete

Sono solo pochi passi lungo la strada che scivola verso il basso, un velo d'oro che si immerge nel tappeto di foglie, la mano ad un piccolo esploratore eccitato per una nuova avventura.
La strada che scende al lago di gerosa

Poi un coup de coeur.
Il lago di Gerosa
Lo sapete, mi piace dirlo, ma mai come questa volta non trovo espressione più adatta.

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Il Lago di gerosa
Una grande emozione, il cuore che batte a mille, il respiro che si ferma per un attimo e la mente che sprofonda in qualcosa di unico.
I raggi di sole accendono le montagne che paiono gettarsi senza timore nelle limpide acque di smeraldo. Le cime, gli alberi, le case si specchiano nel lago riportando un immagine sorprendentemente reale.

"Mamma cosa ci fanno le montagne dentro l'acqua?"

Pare impossibile esser soli, raro in luoghi di una bellezza così speciale.
Un passo dopo l'altro si costeggia il lago, quasi a voler immergerci come le montagne nelle sue acque, a rimirarne la superfice, a cercar di scoprire dove comincia il riflesso e dove invece finisce.
Liscia come uno specchio d'improvviso la superfice pare incrinarsi quasi a spinger fuori i suoi segreti abitanti, una due, tre volte. E' una visione sorprendente che rivela un insieme di momenti ben precisi il cui tempo è regolato solo dalla natura.
Dapprima le larve di un particolare insetto si depositano sul fondo del lago e poi schiudendosi salgono in superfice.
I minuscoli insetti aprono  per la prima volta le ali ancora umide provocando una debole  vibrazione che appare in piccoli cerchi concentrici e che richiama l'attenzione di trote, carpe, persici.
E' un istante, chi spiega le ali e vola verso la libertà, chi indugia troppo a lungo e diviene preda. La sottile linea tra la vita e la morte.
La natura.
nido si uccellini
Funghi al lago di gerosa
Gli abeti sulla riva di gerosa

Tutt'intorno un labirinto di abeti, gli alberi del natale, nidi di folletti da scoprire, tesori del bosco, la magia del silenzio interrotto solo dalle grida allegre di un bambino, l'avventura , una mattina tra le ardite guglie delle cattedrali, i colori dell'acqua che cambiano tonalità, così tra questa immensità s'annega il pensier mio...

Fine prima parte

Una precisazione:
Quasi per caso sono venuta a conoscenza del progetto del Comune di Comunanza promosso da Antonio a proposito di Piantabete e del lago di Gerosa.
Come avete letto questo piccolo borgo rurale conserva memoria di un passato ricco di tradizioni e cultura che Antonio in veste di conservatore ha saputo sapientemente riscoprire.
Da ciò è nato un luogo magico, in cui è possibile soggiornare per immergersi in un posto ancora fuori dal tempo, viverne la magia anche attraverso le meravigliose tradizioni culinarie e che non posso non condividere con quanti amano la natura, gli usi e le tradizioni di un popolo.
Affinchè  poi tutti possano godere delle meraviglie di questo lago il progetto prevede sempre  naturalmente nel rispetto dell'ambiente la creazione di spazi idonei ad accogliere i turisti, percorsi botanici che permettano di ammirare la bellissima flora locale, un noleggio di imbrarcazioni che facciano vivere la magia del lago e molto altro.
Immagino cosa deve essere in primavera, quando la natura si risveglia e sboccia in mille colori, in autunno quando le foglie si accendono di infinite sfumature, ogni stagione che rivela il fascino di questa terra meravigliosa e ancora poco conosciuta.
Approfitto per ringraziare con tutto il cuore Antonio che in seguito al mio interesse ci ha gentilmente aperto le porte della Locanda, ci ha accompagnato con piacere in questo viaggio nelle tradizioni, leggende e in questa natura bellissima, ha arricchito il nostro sapere. E' una persona davvero speciale, credo di non aver mai conosciuto qualcuno che trasmetta con tanta evidenza l'amore per la natura e la profonda conoscenza di questa. Ci rivedremo presto Antonio, un grande in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

Informazioni pratiche:
Centro turistico rurale Piantabete.
Località Piantabete, 63044 COMUNANZA (AP)
E-mail: info@piantabete.it

Per tutte le informazioni per alloggiare  al Piantabete rimando al sito ufficiale:

7 commenti:

  1. Ciao Mammagiramondo
    ero proprio curiosa di scoprire dove eri sparita per questo lungo week end ... in un posto da favola!!! il posto deve essere bellissimo ... le foto sono stupende e adesso vado a leggere con calma il post!!!
    un bacio e ben tornati a casa ... che poi la nostra casa è il mondo con tutte le sue meraviglie!!!
    Patrizia

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  2. Sono felice che le mie Marche ti siano piaciute!...
    non proprio vicinissime ma leggerti mi ha dato la sensazione di averti quasi accanto!
    Emozioni stupende, foto favolose nei suoi dettagli....
    grazie ancora una volta per renderci partecipi dei tuoi emozionanti viaggi alla scoperta di ciò che troppe volte viene snobbato: il vero vivere di ogni luogo.

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  3. Questo posto deve essere spettacolare ed è quello che io vorrei realizzare nella mia Lucania in uno dei tanti borghi bellissimi che abbiamo, ci sei mai stata? Non ricordo se già te l'ho chiesto, ma mi pare strano non averlo fatto!

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  4. Che posto incantevole!
    Belle foto e chissà quante emozioni avrete vissuto,
    ciao!

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  5. @Patrizia:Che bellissima frase Patrizia!!
    Le Marche sono state davvero una inaspettata meravigliosa scoperta!
    @littleangel:tesoro!!! Grazie, grazie per queste belle parole e perchè è sempre una bellissima sorpresa ritrovarti qui.
    Ti scrivo presto!
    @Giulia: ehhm lo confesso, sono colpevole. ci sono stata da piccolissima e solo di passaggio. devo vedere di rimediare ;)
    @Amalia: tante tantissime emozioni!!

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  6. Che bel racconto, Daniela, mi sembrava di essere lì con te ad assaporare con gli occhi e con il palato i profumi e il panorama delle Marche, grazie!

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  7. Certamente la realizzazione dell'invaso di Gerosa , ha creato un nuovo ambiente molto attraente nel territorio del Comune di Comunanza. Ma nessuno si è chiesto e forse si chiederà mai cosa resta del fiume che alimenta questo invaso : ebbene dopo la diga non esiste piu un fiume e con la sua scomparsa i territori adiacenti hanno perso un beneficio naturale che secondo il mio parere dovere restare come il sole e l'aria ... di tutti !! comunque grazie a questo blog possiamo fare questa riflessione !!

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