03/08/11

Giochi dal mondo: Monshimunh


Un tempo le persone dovevano autoprodurre ciò di cui avevano bisogno.
I materiali utilizzati dovevano essere facilmente reperibili nelle vicinanze perchè per muoversi naturalmente non esistevano le auto. Tutto quello che veniva costruito dipendeva dallo stile di vita e dall'ambiente circostante.
La gente delle Grandi pianure ad esempio, che viaggiava e si spostava continuamente, non utilizzava mai l'argilla per costruire scodelle e recipienti. Troppo pesante e troppo fragile per essere trasportata.
Molto meglio utilizzare le pelli di animali.



Chi viveva nel deserto non usava tronchi per costruire le case bensì le ben più numerose pietre.
Nella California del Sud, dove i pascoli al contrario erano rigogliosi, venivano utilizzati fogliami per le case, i vestiti e persino per creare recipienti per cucinare. (liberamente tratto e tradotto da More than Moccasins)

Mi piace come la storia può insegnare in modo divertente ai nostri bambini.
Insegnare ad esempio l'importanza dell'autoproduzione. Costruire qualcosa utilizzando quello che abbiamo in casa, che troviamo in giardino, su una spiaggia.

I nativi americani erano davvero bravi a trovare le cose.
Come molti popoli amavano giocare, la sera, attorno al fuoco e allora ecco che con pochi materiali è nato  il Monshimunh, un gioco che arriva dalle montagne rocciose del Nord America e le pianure dell'Oklahoma...

Materiali:cinque sassolini piatti
cannucce
tempera o pennarelli
una scatola grande da fiammiferi
 Prendete tre dei cinque sassolini e dipingete un'impronta di orso su un lato.


Sugli altri due potete disegnare una croce oppure un volto o quello che i vostri bambini desiderano di più.
Lasciate asciugare e nel frattempo tagliate otto pezzetti di cannuccia per ogni giocatore.
Fateli di una misura che vi permetta di riporli poi all'interno della scatola di fiammiferi.
Il vostro Monshimun è  pronto.

Come si gioca:
Mettete le pietre all'interno della scatola.
A turno ogni giocatore  tira i sassi in alto e li riprende con la scatola.
 Se ottiene una delle combinazioni che vedete nella foto in basso guadagna il rispettivo numero di bastoncini.

Vince chi per primo ottiene otto o più bastoncini (potete naturalmente stabilire voi il numero).

Gli indiani Cheyenne che lo hanno inventato utilizzavano ossa piatte o noccioli di pesca ma il bello di questo gioco è che come abbiamo imparato si presta ad essere costruito con mille materiali diversi e sopattutto, ovunque.
Anche in viaggio.
Con le conchiglie raccolte in spiaggia se siete in vacanza al mare, con le rocce in montagna e ancora i gusci di noce, noccioli o bastoncini gelato.
Voi che ne dite?

7 commenti:

  1. ogni gioco è sempre accompagnato da una storia...che bello...ci fai conoscere sempre un sacco di cose!!

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  2. Fantastico! Ora so cosa fare con tutti i sassolini che mia figlia ha raccolto a mare! Facile, semplice veloce e... tascabile!! Bravissima!!!

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  3. bellissimo gioco!Poi il tuo racconto lo arricchisce ancora di più di fascino

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  4. penso che sia fantastico: grazie!
    Mi piace soprattutto l'idea di arrangiarsi con ciò che ci circonda, stimolando la fantasia, grazie per averlo condiviso,
    un abbraccio,
    Amalia

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  5. che belli questi giochi dal mondo. sarebbe bello se a scuola li utilizzassero per far conoscere paesi lontani, culture, arti e costumi: ma quanto ci accetteremmo di più se iniziassimo a pensare che gli altri sono portatori di cose belle e non solo "orde di disperati"?
    Per chi fosse a Bologna segnalo il 06 agosto la cerimonia delle lanterne galleggianti pro ricostruzione scuola giapponese distrutta dallo tsunami. (presso giardini Margherita)
    viviana

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  6. Ho un debole per le tradizioni e le culture di altre popolazioni, questi giochi che proponi nel tuo blog sono una preziosa fonte per conoscere e far conoscere ai miei figli culture lontane. Grazie, vedremo di produrre un monshimunh al più presto.

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  7. @Mami: E un sacco ne imparo io!;-)
    @Puòesseremai: ;-) A forza di parlare di giochi con te ieri mattina hai visto che è uscito fuori?;-) le iene devono aspettare... ;-) Un bacio grande e buon viaggio!
    @Mammanuvola: Grazie!
    @Amalia: Si brava cara, l'intorduzione pare cosa banale e invece a volte sono proprio cose così semplici a venire dimenticate!
    @Viviana: Grazie, grazie, grazie per questa meravigliosa segnalazione che mi proccuperò di diffondere. E se non fossimo molto più a Sud sarei venuta senz'altro. E quant'è vero quello che dici. Sai ne parlavamo proprio ieri sera dopo cena a tavola "leggendo" dei bellissimi silent book di terre di mezzo. Ma ci sarà occasione di parlarne in uno dei prossimi post!;-) Un abbraccio e ancora grazie!
    @Kemate: Grazie, mi fa davvero tanto piacere! Poi voglio sapere cosa evete usato eh?;-)

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