30/09/09

Medieval Times, a cena con i cavalieri del Re.

O storie di battaglie, d'amor, di cortesie...

Dal passato al presente il mondo della cavalleria e dei cavalieri ha sempre evocato atmosfere fantastiche, armature scintillanti, onore e coraggio, principesse da salvare e draghi da combattere. E ancor più fascino susciterà domani, camminando verso un mondo sempre più anticavalleresco e senza poesia.

Durante il combattimento i cavalieri dovevano comportarsi lealmente, combattere pro solo exercitio, atque ostentatione virium attenendosi ad un vero codice d'onore, niente di più lontano dalla realtà odierna.

Si combatteva in guerra, si combatteva per difendere l'onore ma si combatteva anche soltanto... per un bacio.

Quelli uomini di ferro d'ogni mollezza schivi Si parano alla mente baldi, parlanti e vivi. - Son là, coll'armi al fianco, col grifalco in mano, (...) capaci Di morire per un nome o per un paio di baci.

(Giuseppe Giacosa UNA PARTITA A SCACCHI Leggenda drammatica in un atto).

Cavalier Aj in giro per il mondo.

Dal Castello di Predjamski alla Spada nella roccia, da Carpi al Castello dei Ragazzi anche a noi è sempre piaciuto giocare a fare i cavalieri, viaggiando per manieri piuttosto che tra i palazzi stregati di una vecchia città.

Questa volta però, abbiamo voluto rivivere la magia e l'atmosfera cavalleresca partecipando ad un vero torneo.

Vi è forse evento che richiami alla mente le atmosfere medievali più di questo?

Armature e cavalli, lance, anelli, Re e principesse, naturalmente sullo sfondo di una cornice sfarzosa, con blasoni e stemmi colorati...

Ruritania anno 1092. In un regno segnato dalla fortuna e dalla prosperità, un solo cruccio assillava la corte del buon Re Astolfo: la serenità della Principessa Esmeralda, unica figlia erede al trono. Re Astolfo si consiglio allora con il grande mago Merlino, il quale consigliò al Re di indire un torneo tra i quattro più prestigiosi cavalieri del Regno: i principi Edoardo di Vallacchia, Ariberto di Pomeronia, Goffredo di Renania e Guglielmo di Manrovia. Re Astolfo accettò il consiglio del Mago e decise di inviare i suoi messaggeri ad avvertire i contendenti...

"Udite udite, sudditi di sua Maestà, Re Astolfo di Ruritania ha il piacere di invitarvi ad un banchetto al castello, i popoli delle quattro contee porteranno ciascuna il più valoroso dei cavalieri. Il vincitore del torneo avrà in sposa la principessa."

Ingresso del castello a Medieval Times

Aj in attesa di entrare a Medieval Times

Con in testa la corona il cui colore simboleggia l'appartenenza alla Contea di Manrovia entriamo emozionati dentro al castello attraverso il ponte levatoio, passando lungo corridoi bui contornati di fiaccole.

Aj con la corona in testa di medieval Times

Il torneo abbia inizio, si entra a Medieval Times

Si arriva ad una grande arena, teatro di grandi gesta. Ai margini il Re accomodato sul trono accanto alla amata figlia, tutt'intorno siamo seduti noi, i sudditi di Ruritania.

Squillino le trombe, il torneo abbia inizio!

La spettacolare arena di Medieval Times

Mentre i quattro cavalieri si cimentano in prove come il tiro con l'arco, il corpo a corpo, il famoso gioco con l'anello e altre affascinanti esibizioni noi onoriamo il banchetto del re portata dopo portata, dall'antipasto, alla zuppa, da un intero pollo arrosto al dolce, tutto rigorosamente alla maniera medievale... con le mani.

Niente posate al castello del Re se non alla fine al momento del dessert.

Piatto e calice di metallo a medieval times

Aj mangia il gelato a Medieval Times

Con una coscia di pollo in mano e un bicchiere sempre pieno nell'altra brindiamo a Guglielmo, il nostro cavaliere, lasciandoci coinvolgere da questa magica atmosfera d'altri tempi.

Il bicchiere è sempre pieno a Medieval Times

Ognuna delle quattro casate ha il potere di modificare il risultato attraverso il sostegno al proprio "eroe personale".

Urla, fischi, applausi ma anche piatti di metallo che percuotono rumorosamente il legno dei tavoli, piedi che pestano facendo vibrare il terreno, tutto è concesso e ci si trova realmente catapultati in un magico mondo del passato.

Ma quando ormai il vincitore sembra deciso, si avvera l'antica profezia, nubi oscure si addensano sul regno di Ruritania...

Io mi fermo qui per non togliervi la sorpresa e il piacere della scoperta inaspettata che ha tenuto Aj con gli occhi incollati sull'arena , in due parole, un finale da favola...

Informazioni pratiche:

Medieval Times fa parte insieme ad Aquaparadise (di cui vi parlerò prossimamente) e Movieland del Caneva world resort.

Il Parco si trova a due passi dal Lago di Gada, più precisamente a Lazise.

Fuori dal Parco, per chi arriva in auto troverete un comodo e grandissimo parcheggio da cui potete raggiungere facolmente il castello di medieval times attraverso un sottopassaggio.

Medieval Times chiude il primo Novembre, nella tabella in basso potete trovare i giorni di apertura e gli orari dello Show.Orari dell Show  di Medieval Times

Prezzi:

Sopra il metro e quaranta: 28 euro

Sotto il metro e quaranta:20 euro

Sotto il metro: gratis

Il prezzo è comprensivo dello spettacolo, l'abbondante cena, la coroncina e bevande a volontà, in pratica non avrete mai il bicchiere vuoto.

Abbinando l'ingresso ad una delle altre strutture di caneva si ha diritto ad una riduzione sul prezzo. Per maggiori informazioni consultate il sito.

Per quanto riguarda l'età consigliata considerate che mio figlio di tre anni e mezzo di è divertito moltissimo. La corona, il mangiare con le mani, lo spettacolo, i tifo e l'atmosfera sono davvero coinvolgenti e entusiasmanti. Consigliato per tutte le età, famiglie o gruppi di amici perchè più siamo, più forte è il tifo!

Io ho avuto il piacere di incontrare per la prima volta a questa cena una cara amica virtuale e le sue due splendide figlie. La maglietta che indossa Aj, quella di Scooby-doo, uno dei suoi personaggi preferiti è un suo regalo che lui ha voluto indossare subito. Colgo quindi l'occasione per ringraziarla ancora di cuore, per il dono, l'amicizia, la simpatia, l'affetto.

Sei un mito Gip!!

28/09/09

Civita di Bagnoregio, il paese che muore.


Bagnoregio, il paese che muore...

L'avevo vista un paio di settimane fa in fotografia, grazie a mia sorella che l'aveva scoperta su Focus.Mi ero persa in quel suo ponte lunghissimo, in quel suo miracolo di esistere, in quelle rocce di tufo, persa dentro alla poesia di una frase.


La fiaba del paese che muore - del paese che sta attaccato alla vita in mezzo a un coro lunare di calanchi silenziosi e splendenti, e ha dietro le spalle la catena dei monti azzurri dell'Umbria ...” da Bonaventura Tecchi, Antica Terra
Non credevo che vederla dal vivo fosse una tale sorpresa.
Civita di bagnoregio
Attraversando  il ponte verso la Civita
Siamo arrivati con il sole già alto, in una giornata che ha ancora il sapore di estate ma già i toni caldi dell'autunno.
Guidando sulla statale che esce da Orvieto nulla lascia presagire che nascosto tra i calanchi ci sia un tale miracolo della natura.

Solo dopo aver abbandonato l'auto e cominciando la passeggiata a piedi si comincia a respirare un'aria diversa, quasi surreale. E poi, lei compare all'improvviso, in lontanza, come una visione su un erto tamburo di tufo, la Civita, il nome a memoria di un anticopassato, un angolo di medioevo sullo sfondo di torrenti e selve intatte.

Verdi vallate e suggestivi calanchi avvolgono la rupe come onde dalle quali pare emergere con forza, quasi a lottare contro la profondità dell'abisso che la chiama, pronto ad attirare nelle sue profondità un tesoro tanto prezioso.

L'antico borgo è condannato. Pochi anni ancora, forse dieci, forse venti, forse pochi mesi, e poi la fine è sicura...Che resista ancora, appollaiato sul tufo, circondato da tutte le parti solo d'aria, come un uccello sulla punta più alta e inaridita di un paesaggio morto...che resista ancora, sbranato dai terremoti, corroso dalle acque,...è più miracolo che cosa vera, più leggenda che realtà. (Bonaventura Tecchi)



Il Borgo è destinato a subire l'azione erosiva degli agenti atmosferici, che lo modellano e gli portano via centimetri di vita ogni anno circondandolo di piccoli bacini delimitati da creste e pinnacoli creati dalla forza della pioggia sull'argilla.
Dai pochi documenti reperiti risulta che Bagnoregio e la Civita fossero due contrade della stessa città, Balneum regium.

Pare che questo nome gli sia stato dato da Desiderio, re dei Longobardi guarito da una grave malattia proprio grazie alle sue acque termali.
Ma l' acqua che gli ha dato il nome oggi la distrugge lentamente e il paese che muore, come l'ha poeticamente definito uno dei suoi più illustri cittadini Bonaventura Tecchia,è forse destinato a sparire per sempre.
Nel 1695 un violento terremoto portò al franamento dell'unica via d'accesso al Borgo e ciò portò ovviamente al progressivo abbandono dei cittadini.



Oggi la Cività è unita al resto del mondo attraverso un lungo ponte in cemento armato ricostruito dopo i bombardamenti della guerra e che permette ai visitatori di raggiungere questo intatto angolo prezioso rigorosamente a piedi.
Superata la gola si arriva al grande arco in pietra, la Porta di Santa Maria da cui si accede al borgo quasi con un salto verso il passato.
Civita di Bagnoregio
gatti per le strade della Civita
Aj per le strade della Civita
Si cammina tra le case in pietra di un Museo a cielo aperto, tra le strade aleggia un sacro silenzio interrotto solo dal brusio di qualche turista, gli abitanti che si contano sulle dita, a voce bassa, quasi il timore di rompere un fragile castello di carte.
Dopo una prima piazzetta circondata di case, i resti di un edificio le cui finestre lasciano intravedere il cielo, si giunge alla pittoresca Piazza San Donato.
Uno dei pochi abitanti di bagnoregio
Chiesa di san donato, Cibita di bagnoregio
In terra non ci sono pietre, niente pavimentazione ma solo breccia mista a terriccio che ci riporta indietro di quattrocento anni.
Ancora il silenzio e qualche straniero che ferma in un immagine un angolo senza tempo.
Ma basta chiudere gli occhi un attimo e poi riaprirli e ritrovarla piena di voci, brusii, immaginarla invasa dai banchetti di legno coperti da teli in quella confusione tipica dei mercati, ritrovarla come era un tempo lontano nel medioevo, quando la Civita era un fiorente borgo commerciale.

E poi ancora in giro per vicoli, cortili e piazzette a caccia di indizi sugli etruschi, cogliendo l'occasione per raccontare un po' di storia divertendosi, ma anche correndo per strade dove non esistono macchine, scoprendo vecchie botteghe artigiane che evocano antichi mestieri e osservando fiori e frutti della natura.
Paiono quasi spuntare dalla pietra grezza, in un contrasto affascinante.
E ancora con gli sguardi rapiti ai calanchi che compaiono dietro viuzze affacciate sul vuoto e poi a sedersi sulle panchine in pietra, per riposarsi, trasformando ogni sasso in una avventura.
Aj alla Civita di Bagnoregio
Aj alla scoperta di tesori alla Civita
Aj a caccia di tesori alla Civita
Fiori colorati alla Civita
peperoncini colorano le mura della Civita
Tante emozioni fanno venir fame e così, tutti a sedere al tavolino vicino alla Porta, in strada, tra archetti, profferli e portali per non perdere nemmeno un minuto di quest'atmosfera.
a
La Civita non rinuncia infatti al privilegio di poter offrire al "viandante" un assaggio dei sapori delle sue terre o di accoglierlo con un letto soffice in un alloggio che gli permetta di dormire qui ed assaporarne appieno la magia, di notte e di giorno.
Noi lasciamo il borgo camminando con lentezza, lo sguardo diviso tra avanti e dietro, il futuro, il passato, quasi temendo che girandoci possa sparire in un momento e naufragare in un oceano di pietra,costruita sulla roccia e dalla roccia consumata.
La salutiamo dall'alto del parcheggio, con un ultimo sguardo alla valle e al suo curioso gioco di luci e ombre che ballano incontro alla sera.
Aj sul ponte dell Civita
DSCF5239
Civita di Bagnoregio vista dall'alto
Ci aspetta ancora un viaggio nel cuore dell'Italia, ci aspetta l'Umbria di Orvieto, quella delle acque limpide del lago di Bolsena, le spiaggette a vegetazione lacustre, le anatre, i cigni, le passeggiate.

Ci aspettano la sbroscia, la tinca e le anguille, ci attendono i Ducati, la pietra e il mattone, i volti del popolo dei grandi pittori.
Ci aspetta l'arte il gioco, la natura e l'amore ma questa è un'altra storia e si vedrà...
Aj e Babbogiramondo sul lago di Bolsena 

Come arrivare
Prendere l'Autostrada Firenze Roma e uscire a Orvieto, poi seguire indicazioni per Montefiascone ed infine per Bagnoregio; oppure prendere la SS 2 (Via Cassia) in direzione di Siena (per chi viene da Sud) o viceversa in direzione di Viterbo (per chi viene da Nord), e poi seguire le indicazioni per Bagnoregio.

Da Bagnoregio seguire poi le indicazioni per la Civita, raggiungibile proseguendo lungo il corso principale del paese.
prima di arrivare alla Civita troverete un bivio. A sinistra si sale e si può lasciare l'auto nel parcheggio vicino al bar. Da lì si scendono tre rampe di scael a piedi e ci si trova di fronte al ponte della civita. E' un po' più lontano rispetto al parcheggio sotto al ponte ma permette di ammirare la Civita dall'alto.
Prendendo invece a destra dal bivio si scende direttamente verso il ponte. Dopo la piccola piazzetta con la statua proseguite accanto al ponte verso il basso dove si trova un grande e comodo parcheggio a pagamento.
In alternativa si può decidere di lasciare l'auto a Borgoregio e raggiungere la civita a piedi in una lunga ma piacevole passeggiata.



Mangiare e dormire:
All'interno del borgo trovate un bar che offre anche primi piatti e bruschette e che si trova subito dopo la Porta di santa Maria. E' l'unico, almeno per il momento, che accetta bancomat. se volete provare gli altri piccoli ristornati e bruschetterie (ce ne sono alcuni davvero carini) procuratevi i contanti prima di attraversare il ponte.
Se desiderete alloggiare nella civita, potete trovare, piccoli, Hotel, bed and breakfast e pensioni.

Per i bambini:
La Civita è un paradiso senza macchine per i bambini, un luogo affascinante dove raccogliere tesori e giocare ai misteri, imparando un po' di storia e di cultura.
Il borgo si può raggiungere con il passeggino, anche se naturalmente la salita del ponte e i ciottoli del borgo costeranno un po' di fatica!
Come mi fa notare Mayrus nei commenti  nonostante sia vicinissima al confine umbro Civita è già in provincia di Viterbo e quindi in Lazio. 
Altri luoghi per bambini non lontano da Civita (ma ce ne sono tantissimi altri):

24/09/09

87°Rodeo e Wild West Show, una giornata da Cowboys.

"Verranno giorni in cui smetterò di sparare, mangiare carne fredda e cruda e sciogliere neve in bocca per bere".

Prima che un luogo il West era un sogno. La speranza di andare incontro ad una nuova vita, di trovare l'oro, di allevare il bestiame nelle praterie sconfinate.

Oggi il "Lontano Ovest" continua con il suo innegabile fascino ad incantare grandi e bambini, con le sue storie di cowboys e indiani, di pistole e saloon da Tex a Leone.

Uomini in sella a cavalli dal manto lucido, eroi dell'eterno tramonto con la sigaretta accesa , stalloni selvaggi che galoppano nel buio in un turbine di polvere e poi le notti in pianura sotto il cielo stellato, i silenzi interrotti solo dal crepitare del fuoco, le canzoni...

Vita, tradizioni, leggende, emozioni legate al vecchio e amato West rivivono da diversi anni a Voghera, dall'atmosfera magica del saloon a Cowboyland un parco pensato per entrare in quel mondo affascinante insieme ai nostri figli.

Siamo tornati a rivivere dopo la prima volta Bisonti, giostre fatte di treni, tepee, magia e spettacolo camminando tra gli steccati in legno, al suono della musica country, con un cappello da cowboy in testa e lo spirito pioniere nel cuore.

Aj  a Cowboyland

Ancora una volta siamo rimasti colpiti dalla passione che i cowboys e cowgirls che lavorano in questo Parco, mettono nel loro lavoro, la gentilezza, il sorriso, lo scherzo, un regalo che rende felici e da portare sempre con sè.

Un proiettile regalato da

Abbiamo riso, ballato, mangiato e rivissuto con la transumanza, un po' di quella vita selvaggia al suono di una canzone e al grido di un “yeah-haw”.

Prendere un’oncia di borace e mezza oncia di polvere di canfora e sciogliere il tutto in un quarto di acqua bollente. Quando si raffredda, la soluzione potrà essere utilizzata per lavare i capelli. “Questo tipo di lavaggio lascia i capelli puliti e forti, proteggendo il colore ed impedendone lo schiarimento” (da un numero del 1869 di The Miner, quotidiano del Territorio dell’Arizona).

Siamo tornati per vivere ancora insieme a Aj quelle emozioni indimenticabili che regala l'atmosfera di questo luogo ma anche per assistere per la prima volta ad un evento spettacolare, l'87° Rodeo e Wild West Show.

Il Cowboys’ Guest Ranch ha infatti importato per primo in Europa uno dei grandi miti americani : il Rodeo, dove sport e spettacolo si fondono in una miscela affascinante.

Già nel diciannovesimo secolo Buffalo Bill aveva portato il Wild West Show in giro per l'America e oggi a Voghera grazie alla passione di Carlo, Roberto e tanti Cowboys si applaude ad uno spettacolo unico.

Domenica 13 settembre alle 16:00 con la nostra pallottola in mano e la sudaderos rossa al collo siamo entrati nel Palatexas, la grandissima arena spettacolo davanti a Cowboyland.

Curiosi, eccitati, emozionati abbiamo atteso l'inizio dello Show...

La musica comincia, la voce degli speaker risuona negli altoparlanti, entrano i protagonisti di questo grande spettacolo.

So... Let's Rodeo!!

Gli inni nazionali , la preghiera del cowboy, polvere, sudore, fatica, adrenalina, coraggio,il Rodeo è un susseguirsi di momenti spettacolari che coinvolgono al massimo il pubblico che viene diviso in due squadre, così come i coraggiosi cowboys, e ci si trova ad applaudire, gridare e incitare i "nostri eroi" .

La polvere si alza quando le cowgirl galoppano veloci intorno ai barili accompagnati dallo scalpitio emozionante degli zoccoli sulla terra in una vera lotta contro il tempo, le risate echeggiano quando un buffo clown in sella ad una minimoto entra in pista.

Momenti di divertimento con la "corsa rosa" del rodeo ma anche di quelli che ci fanno stare con il fiato sospeso, come durante l' esibizione di veri indiani che saltano da un cavallo all'altro o con il Saddle Bronc Riding.

Il cowboy è solo in sella ad un cavallo selvaggio, in una danza tra salti e sgroppate in cui si cerca di "trovare l'amonia" per lunghissimi otto secondi.

E ancora il Bull riding, la monta del toro, l'affascinante diligenza del vecchio west e la spettacolare dimostrazione di lavoro con i cavalli della carismatica star Charly Beyssier.

Tra un numero e l'altro il pubblico viene coinvolto non solo attraverso il tifo ma anche attivamente.

Babbogiramondo si offre volontario per "portare la posta" nel Pony express race e poi ancora la marchiatura dei vitelli fino ad arrivare al momento tanto atteso da Aj , il Goat Scramble in cui tutti i bambini scendono nell'arena per cercare di acchiappare la bandana rossa legata al collo di due caprette.

Sono passate tre ore e non ce ne siamo accorti. Abbiamo riso, applaudito e ci siamo commossi insieme a centinaia di persone di tutte le età come la giovane coppia dietro di noi e le tre simpatiche "vecchiette" che hanno incitato mio figlio nella corsa alla capretta facendogli persino un regalo.

Il Rodeo è questo e molto altro ancora.

Il Rodeo è una filosofia di vita, una avventura che mette in competizione con l’animale, ma anche un profondo amore e rispetto per esso. E' la tradizione che rivive e "sopravvive" al tempo, è l'America leggendaria.

Già Mr. Willam F. Cody se vogliamo chiamare con il suo vero nome il leggendario Buffalo Bill aveva portato i cowboys dalle praterie alle arene, in giro per le città per far spettacolo e per fare conoscere la vita del "West".

Oggi il significato del Rodeo è rimasto intatto:

mostrare attraverso lo spettacolo quello che un tempo era "normale" lavoro quotidiano.

Oggi è uno show, ieri era la vita.

Informazioni pratiche:

Non perdete l'occasione di assistere all'ultimo Rodeo della stagione,

L'88° RODEO & WILD WEST SHOW si terrà Sabato 10 ottobre alle 21:00 e Domenica 11 ottobre alle 16:00.

Per prenotazioni e informazioni tel. allo 0383/364631 o visitate il sito del Cowboy's Guest Ranch.

Se avete bambini ( il mio consiglio è dai 3 agli 11 anni ma ovviamente è soggettivo) vi consiglio di abbinare il Rodeo alla visita di Cowboyland.

Non dimenticate di prenotare qui il vostro pranzo o cena americano all'interno del suggestivo Ristorante, tra una bistecca e un ballo country!

Qui informaizoni sull'Hotel.

Cowboy's guest ranch è anche centro ippico e offre inoltre l'opportunità (a partire dai 14 anni) di passare una giornata imperdibile a cavallo guidando la mandria lungo un fiume.

Eventi 2009

Per ulteriori informazioni visitate il sito.

22/09/09

And the winner is...

Ed eccoci arrivati al momento della premiazione...




Complimenti 3bin3a!!!



Questa supermamma fortunata vince tre biglietti di ingresso per Minitalia Leolandia Park ( due adulti ed un bambino) gentilmente offerti da questo splendido parco e da utilizzare in uno qualunque dei weekend di ottobre.



In questo mese l'atmosfera di Leolandia sarà davvero speciale, pipistrelli, zucche, e streghe ma anche ragnatele giganti e tante risate!


Come potete vedere dal video ho estratto due nomi.



Nel caso infatti che 3bin3a rinunciasse per qualunque motivo al premio questo passerebbe alla seconda vincitrice ovvero a Smile1510!



Tutti coloro che non hanno vinto potranno invece scaricare in fondo a questo post il buono sconto per l'ingresso Minitalia Leolandia Park.

Noi ci saremo di nuovo in ottobre per festeggiare unHaILEOween brividoso. E voi?



Un caloroso grazie a chi ha partecipato e a Minitalia Leolandia Park per la disponibilità!

21/09/09

Autunno, echi, suggestioni, piaceri...

Nell’autunno par che il sole e gli oggetti sieno d’un altro colore, le nubi di un’altra forma, l’aria d’un altro sapore.
G. Leopardi, Zibaldone


Il trentino in Autunno
J'adore l'automne et tout ses paysages, les couleurs et odeurs...

Le grandi foreste s''incendiano di colori, l'estate ha un ultimo sussulto e il sole sembra nascere dalle foglie e dagli alberi.
Questa mattina mi sono alzata presto, in punta di piedi ho lasciato i miei amori a dormire e sono uscita sul terrazzo del salotto.
La luce fuori mi è sembrata diversa, la carezza dell'aria che annuncia il cambio di stagione, l'odore della pioggia che è scesa questa notte e che lascia a memoria di sè le gocce d'acqua che brillano sulle chiome degli alberi.
Mi piace tutto dell'Autunno ma il foliage è un fenomeno che mi fa incantare.
Quando le giornate si accorciano, la temperatura scende e affiora il vero colore delle foglie, dal giallo all'oro, dall'arancio al rosso.
Negli Stati Uniti la chiamano Indian Summer, l'estate indiana.
Salendo verso le piramidi di terra in trentino.
Il colore dipende anche dalle piogge e dalle temperature e non si sa mai quando avvenga con precisione.
Ricordo un Autunno speciale passato a New York in cui ho trascorso giornate intere insieme ad altri leafpeepers, i guardafoglie, a camminare lungo il Mall a Central Park con il naso in su ad ammirare l'incendio di colori sui maestosi olmi americani.

Ma l'autunno è anche il profumo del mosto che sale dalle cantine, i vigneti traboccanti di colore, le castagne da raccogliere, gli spiedi che cuociono lentamente nei camini accesi, le zucche di ogni forma e colore.
Bolzano Festa della zucca! 027
Ottobre è anche un mese bellissimo per chi ama viaggiare.
Le città si svuotano della folla estiva, il caldo opprimente lascia il posto all'aria fresca e i piccoli e grandi borghi si preparano per offrire percorsi sulle tracce di sapori e prodotti locali, monumenti, castelli, paesaggi e campagne intatte nella loro brillantezza di toni e sfumature, quasi fossero quelle di una tavolozza.

A volte poi basta un profumo, una luce particolare, il rintocco della campana di un vecchio campanile, un sapore inconsueto ma familiare per rendere l'esperienza memorabile.
Una passeggiata nel bosco o tra filari di colline legate da strade e poi tartufi e funghi per pranzo.
Quest'autunno perciò vorrei partire con voi, ci saranno grandi viaggi ma anche idee per piccoli weekend, percorsi alla scoperta di città d'arte ma anche viaggi nella natura e nel gusto.
Il magnifico paesaggio autunnale intorno a predjamski grad in Slovenia
Partenze ma anche idee per rimanere a casa a giocare prendendo spunto da quello che ci offre la stagione, a incollare, creare, inventare, cucinare insieme ai nostri bambini, a raccogliere i tesori di questa stagione meravigliosa, gli echi, le sue suggestioni i piaceri della vita...

Aj raccoglie tesori nel giardino di Lugano.

17/09/09

Una piccola, grande sirenetta.



Avevo cinque anni la prima volta che i miei piedi hanno toccato il suolo di quella che per me era la terra dei vichinghi, delle favole, dei parchi immensi, del re e della regina.
Ricordo tutto di quel viaggio attraverso un paese magico, i piccoli villaggi, le corse sotto la pioggia improvvisa con la mia mantellina rossa, le passeggiate nel verde, i castelli.
Ma più di tutto ricordo le notti passate in macchina, il mio letto da principessa e la trapunta rosa dove mi accoccolavo mentre la mamma mi raccontava una storia...

In mezzo al mare l'acqua è azzurra come i petali dei più bei fiordalisi e trasparente come il cristallo più puro; ma è molto profonda, così profonda che un'anfora non potrebbe raggiungere il fondo; bisognerebbe mettere molti campanili, uno sull'altro, per arrivare dal fondo fino alla superficie. Laggiù abitano le genti del mare. Non si deve credere che ci sia solo sabbia bianca, no! Crescono alberi stranissimi, e piante con gli steli e i petali così sottili che si muovono al minimo movimento dell'acqua, come fossero esseri viventi. Tutti i pesci, grandi e piccoli, nuotano tra i rami, proprio come fanno gli uccelli nell'aria.


Sera dopo sera ho ascoltato quella storia, ancora e ancora. Ricordo che durante il giorno ogni volta che ci avvicinavamo a un fiume o a un lago mi aspettavo di vederla uscire dall'acqua e non nego che a volte mi figuravo io stessa, con la coda di pesce, nuotare tra i coralli colorati intorno al castello del Re.

Nel punto più profondo si trova il castello del re del mare. Le mura sono di corallo e le alte finestre a arco sono fatte con ambra chiarissima, il tetto è formato da conchiglie che si aprono e si chiudono secondo il movimento dell'acqua; sono proprio belle, perché contengono perle meravigliose; una sola di quelle basterebbe alla corona di una regina.

Poi siamo arrivati a Copenaghen, camminavo impaziente con la mano alla Mamma calpestando i sentieri acciottolati guardando incantata i carretti con i polsen, gli hot dog danesi e poi il Porto.
Una piccola mammagiramondo a Copenaghen
Ma il mio cuore era già là alla Lille Havfrue , la piccola Sirenetta, la protagonista della mia favola.
Non dimenticherò mai come mi batteva il cuore quando l'ho vista così, elegantemente triste, appoggiata su una roccia.

Il sole era appena tramontato quando affacciò la testa dall'acqua, tutte le nuvole però ancora brillavano come rose e oro; nel cielo color lilla splendeva chiara e bellissima la stella della sera; l'aria era mite e fresca e il mare calmo.
Non mi importava quanto fosse grande, anzi il fatto che fosse piccola come me la rendeva ai miei occhi ancora più umana, più vicina, più reale.
Ricordo che anni dopo ad una cena con amici sentii qualcuno che era appena tornato da un viaggio a Copenaghen dire:
"Che delusione la sirenetta, com'è piccola!"
Ho provato solo una gran tristezza quella sera, tristezza per come piccolo e superficiale possa essere a volte l'animo umano.
Per me quella piccola statua rappresentava un mondo, una favola ascoltata in auto, di notte, a fari spenti, il buio della campagna, il suono della voce dolce della mamma, le coccole, i sogni.
Spesso quando noi adulti si guarda una cosa ci si sofferma all'apparenza, all'aspetto estetico, alla grandezza e ci si dimentica che dietro ad un opera per quanto piccola c'è sempre un mondo, una storia, fatta di persone, di sentimenti, di passione, di vita.
I bambini in questo sono molto più bravi di noi.

Perciò adesso vi racconterò la piccola storia di questa sirenetta con la speranza che quando la osserverete, riusciate ad andare oltre il suo metro e venticinque cercando di vedere  quello che c'è dietro:
la storia di una bambina di cinque anni oppure questa...


Quando il sole spuntò all'orizzonte, si svegliò e sentì un dolore lancinante, ma proprio davanti a lei stava il giovane principe, bellissimo, che la fissava con i magnifici occhi neri, così lei abbassò i suoi e vide che la sua coda di pesce era sparita e ora possedeva le più belle gambe bianche che mai nessuna fanciulla aveva avuto. Ma era tutta nuda e così si avvolse nei suoi capelli. Il principe le chiese chi fosse e come fosse arrivata fin lì, lei lo guardò dolcemente e tanto tristemente coi suoi occhi azzurri: non poteva parlare.
Una piovosa sera di un lontano giorno del 1909 il facoltoso Carl Jacobsen, figlio del fondatore della nota birra Carlsberg, si recò a teatro per assistere ad una splendida esibizione del balletto “La Sirenetta” di Hans Beck, musicato da Fini Henriques.
Jacobsen rimase a tal punto colpito dalla storia, dalla musica, dall personaggio della sirenetta, che decise immediatamente di commissionare una Lille Havfrue (Sirenetta) allo scultore Edward Eriksen.
Edward scolpì la sirenetta con in mente l'immagine dei suoi due grandi amori, il viso di Ellen Price, una ballerina e il corpo nudo della moglie che posò per lui.
Chissà se nei suoi pensieri, mentre lo scalpello batteva sul bronzo, c'era anche lui, Hans Christian Andersen, l'autore della sirenetta.

A me piace pensare di si, mi piace immaginare che  mentre quel masso informe prendeva vita dalle sue mani nella sua testa c'era anche un po' della storia di chi l'ha creata. La storia  di un uomo nato nei bassifondi di Odense, in Danimarca, da un povero ciabattino e una lavandaia.
La vita di un bambino con una madre alcolozzata, una sorella che faceva il mestiere più vecchio del mondo, un bambino innamorato del padre che lo adorava:
"Mio padre esaudiva tutti i miei desideri. Io ero completamente padrone del suo cuore, egli viveva per me. La Domenica mi fabbricava stereoscopi, teatrini e quadri, mi leggeva dei passi dalle commedie di Holberg e dai Racconti Arabi. É solo in quei momenti che posso dire di averlo visto davvero felice,  perché non era mai stato soddisfatto della sua vita di artigiano." (The True Story of My Life , Andersen).
Poi il padre morì e Hans  a soli 11 anni  dovette incominciare a lavorare, costantemente deriso per la sua altezza, per il suo essere magro, effeminato, brutto, come l'anatroccolo di una delle sue favole.
Anche Andersen alla fine è diventato un cigno, dopo le prese di giro, le delusioni d'amore, i viaggi, arrivò il successo.
"Mi trapassó l'anima ed il corpo, e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Sapevo che, da questo momento, la mia mente si era risvegliata alla scrittura e alla poesia."

L'identificazione di Andersen con gli emarginati e i meno fortunati rendeva le sue favole particolarmente avvincenti. 
Con La Sirenetta, una delle opere più note dello scrittore, Andersen esprime il desiderio di una vita normale, che lui non aveva mai avuto la possibilità di vivere.

"Sapeva che quella era l'ultima sera in cui avrebbe visto colui per il quale aveva abbandonato il suo popolo, la sua casa, la sua voce straordinaria, ed aveva sofferto quotidianamente un tormento senza fine - e lui non ne aveva idea. Questa era l'ultima notte nella quale avrebbe respirato la sua stessa aria, o ammirato il mare profondo o il cielo stellato. Una notte eterna senza sogni l'attendeva, perchè lei non aveva un'anima e non poteva guadagnarne una." (Da la Sirenetta di Andersen)
Sono contenta che Andersen non abbia mai potuto vedere i vandalismi di cui è stata oggetto la sua sirenetta.
Dal 1964 è stata decapitata, menomata, imbrattata di colore, vestita e umiliata in ogni modo. Ma lei è ancora lì, resiste forte e orgogliosa pronta a conquistare anche la Cina. Nel 2010 sembra infatti che lascerà  per la prima volta la Danimarca e sarà  ospite per sei mesi del  Copenhagen lifestyle in Cina. Una nuova avventura, un nuovo viaggio per questa piccola grande statua. E forse chi l'aveva vista così piccola quando non ci sarà più si accorgerà di quanto è grande lo spazio che si lascia dietro.
Perciò  questo è il mio consiglio. Quando attraversando il Nyhavn giungerete in fondo alla banchina dove si trova la Sirenetta, non fermatevi solo a "guardarla".
Andate oltre, pensate a quello che c'è dietro, lasciate volare la fantasia, fermate le vostre emozioni in quell'attimo.
E allora vedrete come per magia, la Sirenetta non apparirà più tanto piccola...

Dopo quasi 30 sono tornata dallla sirenetta insieme a mio figlio di 5 anni. Proprio la mia stessa età...
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15/09/09

Locanda del Biancospino, un posto da favola tra le valli bergamasche.

Una leggenda celtica afferma che le recinzioni di biancospino celavano l'accesso ad un altro mondo, segreto, incantato, abitato da fate e folletti.
Un mondo dominato dalla natura, dove le fronde degli alberi si muovono dondolate dal vento, i rami nodosi si intrecciano, il profumo è quello dei fiori, dell'erba tagliata e le luci della città sembrano lontane di mille miglia.
panorama dalla terrazza della Locanda del Biancospinno
Si dice che queste porte intrecciate di bianco non di rado compaiano misteriosamente e che allora i fortunati visitatori che ne varcano la soglia possano godere della magia di questi luoghi.
Qualche volta può anche capitare che coloro che hanno fatto questa scoperta decidano di condividere la gioia della natura con il resto del mondo, prendendosene cura con amore e passione e allora, come in un quadro, l'immaginaria mano di un pittore dipinge una grande casa circondata da faggi e noccioli.
Compare un ampio terrazzo e saloni pennellati di toni di rosso caldo, intenso, in contrasto con il verde delle foglie dei prati, degli alberi e delle piante che continuano a mostrarsi dalle grandi vetrate.
Accanto agli aceri, le betulle e i faggi compaiono le stanze degli ospiti, la tela si riempe di colori, la mano esperta dell'artista ritrae ogni dettaglio, una cornice piena di tesori, lo specchio che riflette un immagine, il camino in pietra.
specchio

Una sedia a dondolo per lasciarsi cullare chiudendo gli occhi e ascoltando la musica suonata dalla natura.

E' così che mi piace immaginare sia nota la Locanda del Biancospino, un luogo oltre la porta segreta, un quadro bellissimo in cui immergersi e sciogliersi nel colore...
L'aria diventa fresca salendo verso Leffe, le strade asfaltate lasciano il posto a prati macchiati dalle sagome delle mucche e i grandi palazzi intonacati di grigio sostituiscono piccole villette colorate.
Poi quasi d'improvviso un cancello che la mia fantasia figura ornato di biancospino ci proietta in un oasi immersa nel verde.
Scendiamo di macchina, un respiro profondo all'aria frizzante e si entra su un grande terrazzo coperto da una splendida veranda. E' quasi ora di cena e  grandi tavoli rotondi sono già elegantemente apparecchiati per accoglierci, la bianca tovaglia ricamata sul broccato vermiglio.
 
Mi affaccio nel salone dipinto di rosso incantandomi ad osservarne i dettagli sulle pareti, i quadri, il vecchio telefono di legno, il gioco dei contrasti che regalano all'ambiente una atmosfera familiare, di casa.



Poi compare la Signora Annamaria, delicata, leggera, silenziosa come una fata. Ci accoglie il suo amabile sorriso e dentro di me non ho più dubbi, è lei la magica visitatrice che ha scoperto la porta del luogo segreto.
Ci conduce nella nostra stanza passando lungo il giardino e camminando attreverso una piccola biblioteca. Sulla porta della camera una deliziosa targa incisa nel legno ne recita il nome :
Il Faggio.
targa di legno sulla porta della Locanda del Biancospino
Ogni camera è associata agli alberi che più facilmente si possono ammirare dalle sue finestre, faggi, aceri, betulle, frassini, noccioli, ma anche noci e pini, proprio a sottolineare l'importanza e il ruolo della natura che circonda la Locanda.
Dietro la porta ci attende un ambiente elegante, un arredamento caldo, mobili di legno e a far da protagonista un bellissimo camino in pietra.
Lanostra camera alla locanda, il faggio


Le tende verde e oro avvolgono le vetrate che ricoprono due delle pareti e scostarle significa lasciar entrare la natura nella stanza.
Il verde, le piante, gli alberi, i faggi, il frusciare delle foglie, l'aria fresca della sera, è come essere dentro al quadro dell'immaginario pittore.
La cena ci viene servita sul terrazzo dal quale si gode un incredibile vista sulla Val Gandino e in lontananza splendono nel buio le luci della città.
Il terrazzo della Locanda del Biancospino
Si comincia con un antipasto, dolcissimi fichi su un letto di un ottimo prosciutto crudo seguito da tortelli dal gusto squisito e delicato. Come secondo delicati moscardini accompagnati da polenta. Il tutto innaffiato da un ottimo vino.

Cena alla locanda del Biancospino
Anche se la cena è finita non abbiamo ancora voglia di lasciare questo belvedere e la serata va avanti piacevolmente al suono della voce della cantante di un pianobar chiamata per festeggiare un compleanno, tra chiacchiere in compagnia , un ballo e una risata.
La mattina, svegliati dagli uccellini come nel più perfetto mondo fatato, non vediamo già l'ora di tornare sul terrazzo dove un luogo inondato di luce prende il posto del suggestivo tramonto della sera  ed è piacevole sedersi con la sensazione di calore sulla pelle, i raggi che scaldano
l'aria fresca del mattino e assaporare le ottime marmellate , il pane tostato con il burro, lo strudel di mele, i croissant, sorseggiando un caffèlatte con lo sguardo alla valle.


dddd
Il prato sotto al terrazzo invita a correre a piedi nudi, a passeggiare e cercare un angolo dove fermarsi a leggere, a giocare, a cercare un "tesoro" da raccogliere e portare a casa o regalare a qualcuno, come il fiore che Aj ha voluto donare ad Annamaria mentre a me dietro, palpitava il cuore.


Durante la colazione abbiamo avuto la fortuna di conoscere suo marito che ha gentilmente accettato il nostro invito a sedersi per un momento al nostro tavolo per scambiare due chiacchiere e raccontarci la storia di questo luogo incantato.
Sarei stata una giornata ad ascoltarlo mentre ci racconta la sua vita, la nascita della locanda, i tempi in cui era solo una residenza estiva, la casa della sua famiglia e lui era l' unico maschio tra sette sorelle. Ogni giorno andava alla fonte a prendere l'acqua, mezz'ora a piedi camminando attraverso i boschi, lui, l'uomo di casa, con la pioggia e con il sole. Un uomo che ha girato il mondo, un uomo che fa ancora immersioni nel mar Rosso, un uomo che fa venir voglia di prendere una penna e scrivere, per provare se mai è possibile a racchiudere una vita in mezzo alle pagine di un libro.
Spero mi scuserà se ho la maleducazione di svelarne l'età ma una persona giovane nell'aspetto, nel cuore e nello spirito non può esserne che orgoglioso.
Quando ci ha rivelato di avere settantrè anni mi sono venute in mente un po' di quelle parole che ho letto un giorno sulla pietra della giovinezza:
...Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni ma solo quando si abbandona il proprio ideale.
Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all’entusiasmo li traccia sull’anima. La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza il timore e la sfiducia sono lunghi lunghi anni che fanno chinare il capo e conducono lo spirito alla morte. Essere giovane significa conservare a sessanta o settant’anni l’amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi; la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti,il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole e lieto dell’esistenza.
Resterete giovani finché il vostro cuore saprà riceverei messaggi di bellezza, di audacia, di coraggiodi grandezza e di forza che vi giungono dalla terra, da un uomo o dall’infinito... 
Forse questa coppia ha saputo cogliere il senso di questa frase, o forse, c'è un'altra spiegazione...



Informazioni pratiche
Via Monte Beio, 26
Leffe
Sul sito potete trovare tutte le informazioni necessarie per soggiornare alla Locanda.
Oltre alle cinque camere matrimoniali e ad una singola è disponibile anche un appartamento.
E' possibile andare alla Locanda anche soltanto per mangiare, ma solo su previa prenotazione. Il panorama è straordinario e immagino cosa deve essere in autunno.
Oltre ai piatti più saporiti è possibile avere anche piatti per i piccoli ospiti e è presente il seggiolone.
Noi abbiamo soggiornato alla Locanda dopo aver visitato Minitalia leolandia park, con cui è oltretutto convenzionato (trovate presente la Locanda sulla lista di Hotel presenti sul sito di Leolandia). Si trova a circa mezz'ora di auto ma è ideale per passare un fine settimana che alterni il divertimento alla visita di luoghi suggestivi e immersi nella natura come Gandino, il suggestivo lago di Endine o la cittadina di Lovere sul lago d'iseo.
Se andate alla Locanda, mi farebbe davvero piacere se portaste i miei saluti e poi, naturalmente, mi raccontaste se ho avuto ragione!
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