Avrei voluto esserci in quegli ultimi anni dell'ottocento, quando quell'uomo straordinario che fu George Meliès portò tra il pubblico lo stupore dell'illusione; mise il cinematografo dentro al cappello e come dice Morin ne fece uscire il cinema.
Perchè davanti a quelle scene improbabili, a quei gesti irreali, quei trucchi così abilmente nascosti da marchingegni, astuzie e sovraimpressioni la gente scopriva i propri sogni.

