31/10/09

Dalle Rape alla Zucca.

 La nostra zucca di Halloween

Jack viveva in un piccolo villaggio irlandese. Era un bravo fabbro e un gran ubriacone.

Una notte mentre tornava a casa dopo aver bevuto troppo cadde a terra svenuto. Il Diavolo si materializzò davanti a lui per portarlo con sè all'inferno, ma Jack che non aveva nessuna intenzione di seguirlo, architettò un piano astuto per sfuggirli.

"Caro Diavolo, eccomi sono pronto, ma... posso chiederti un ultimo desiderio?" "Vorrei farmi un ultima bevuta ma non ho nemmeno un penny in tasca. Potresti trasformarti in una moneta in modo che possa comprarmi una bottiglia di liquore?"

Il Diavolo volle accontentarlo e cadde nel tranello.

Appena trasformato Jack lo mise nel borsellino dove teneva un crocifisso d'argento e riuscì ad imprigionarlo.

"Fammi uscire o te ne pentirai" gridava il Diavolo infuriato!

"Ti farò uscire se mi concedi un altro anno di vita" disse Jack.

Così il diavolo promise e tornò arrabbiato all'inferno.

Ma l'anno dopo puntuale eccolo di nuovo da Jack.

Anche questa volta il furbo fabbro riuscì a ingannarlo bloccando il diavolo in cima ad un albero di mele e facendogli promettere di non prendere mai la sua anima.

Finchè un giorno Jack morì.

"Dove vado ora?" Si chiese.

Sicuro di non essere benvenuto in Paradiso si decise a tornare dal Diavolo che naturalmente si prese la sua vendetta e lo cacciò.

"Mi puoi regalare almeno una fiammella che m'illumini la via?" chiese Jack.

Il Diavolo gli lanciò un tizzone ardente e Jack prese una rapa (cosa ci facesse in giro con una rapa in tasca nessuno lo seppe mai), la intagliò, mise dentro il tizzone e con questa lampada improvvisata iniziò il suo eterno cammino alla ricerca di un luogo dove riposare.

Così il giorno dei morti gli irlandesi scavavano rape barbabietole e patate inserendo dentro una fonte di luce che tenesse lontano gli spiriti maligni e Jack.

Nel 1800 quando ci fu un forte emigrazione irlandese in America si scoprì ben presto che le zucche erano più grandi e più facili da scavare.
Da li in poi le zucche diventarono il simbolo di Halloween.

Anche noi oggi abbiamo scavato la nostra zucca.

Aj svuota la zucca

Ieri dovevamo essere in Trentino per il Törggelen, tre giorni di maso in maso ad assaggiare il buon vino e godere delle leccornie che offre la cucina di stagione.

A causa dell'influenza siamo rimasti a casa. Tutto rimandato al prossimo weekend.

Un ottima occasione per festeggiare  Halloween in famiglia in attesa della grande festa che faremo la prossima settimana insieme a tutti gli amici. Da noi come per i compleanni, anche Halloween dura ben più di un giorno!

Nell'atmosfera magica di una casa addobbata a festa, vestiti da vampiri, scheletri e streghe danzeremo, giocheremo e naturalmente mangeremo!

Un anticipo del menù? Eccolo qua...

fantasmini di cioccolata

 

 

Lasagne zucca e speck

Ragnetti e mani di strega di Nonnagiramondo

E voi? Come passerete questo Halloween?

25/10/09

Bosco di Museis, un eco agriturismo nel cuore della Carnia

Uno chalet del Bosco di Museis

Bambina, non aver paura. Entra pure, loro sanno benissimo che tu porti da mangiare; non ti faranno nulla...Le diceva.
Allora entravo, sicura come se fosse stata la voce di mio padre a scongiurare ogni pericolo. Le api si posavano sulle mani e sul viso, ma io me ne restavo tranquilla.
Papà fuori mi aspettava. (da Mio padre di Clelia Garibaldi).
A dar voce a queste parole è Clelia, figlia di Giuseppe Garibaldi, si, proprio lui, l'Eroe dei due mondi.
Pochi sanno infatti che il simbolo dell'Italia risorgimentale era anche un appassionato di api e a Caprera, l'isola dove visse gli ultimi anni della sua vita, possedeva un ottantina di alveari, davvero molti per l'epoca.
La passione della famiglia Garibaldi per le api pare però risalire addirittura al 1700, una passione che dura da più di trecento anni e che si trasmette di padre in figlio in una sorta di gene familiare come ama chiamarlo Renato Garibaldi, apicoltore da oltre vent'anni.

Renato non ha ereditato dai suoi antenati solo la passione per le api.
Ambientalista convinto, è uno spirito libero e battagliero, tradizionalista ma anche anticonformista, un po' ligure, un po' friulano, oggi vive con la moglie e i quattro figli nel Bosco di Museis, la sua Caprera, un luogo magico e incantato ispirato alla filosofia di vita in cui crede, il rispetto dell'ambiente, la natura.
Ed è in questo posto magico che siamo giunti, venerdì sera, dopo aver percorso gli oltre quattrocento chilometri che ci separano dalla Carnia, dove la natura si combina con la storia, in questa terra ai confini dell'Italia.

Imboccato il sentiero che si inoltra tra alberi secolari siamo scesi dall'auto,la carezza dell'aria che anticipa i rigori dell'inverno.
Il sole è ormai tramontato, solo il chiarore della luna e delle stelle che a centinaia rivestono il cielo illumina la strada che conduce al nostro chalet.
Eleonora ci guida a passo sicuro fino al nostro caldo rifugio in legno, e ci saluta sorridente con la promessa di incontrarci l'indomani mattina.

Fuori il bosco porta con sè il profumo della natura e il fascino di uno scenario unico mentre dal tetto, scende avvolgente l'odor di camino che sa di brace, di castagne, di sere passate davanti al fuoco.
Dentro ci circonda una seconda natura, il calore di un ambiente fatto di legno, un soffice tappeto che insieme a piccoli dettagli, una cornice, un quadro, un vasetto di miele, trasforma questo luogo in qualcosa di unico, familiare, una piccola casa di due piani che come dice il nome, "Non ti scordar di me", non si può certo dimenticare.
In un angolo del soggiorno troneggia una grande stufa in ceramica bianca, meravigliosa compagna dall''allegro scoppiettare. Babbogiramondo la guarda on gli occhi lucidi di commozione, complici i ricordi di un luogo che non c'è più. Subito esce a riempir il cesto di legna per riportarla in casa insieme ai profumi del bosc,o mentre accarezza con amore la ruvida corteccia dei tronchi prima di gettarli delicatamente nel fuoco, mostrando orgoglioso a Aj l'arte di scaldare la casa.
babbogiramondo e Aj alle prese con la stufa in ceramica
Un angolo di soggiorno nello chalet del Bosco di Museis
Cappelli e giacche trovano il posto sull'attaccapanni all'ingresso, in dispensa la cena per la sera, sul tavolo coperto da una tovaglia di lino un cesto piene di frutta secca, un foglio e tanti colori per disegnare l'autunno e colorare i personaggi preferiti.
Dentro...
I piedi coperti da calze e calzini fanno suonare la voce del legno mentre si sale alla scoperta del piano di sopra, in questa casa nel bosco che ad Aj, ma anche a noi, sa tanto delle nostre amate fiabe.
In ogni angolo qualcosa da scoprire, in camera il letto è coperto da un soffice piumone, sul cassettone una raccolta di vecchie fotografie in bianco e nero, sulla scrivania un piccolo cammello in pelle che ci riporta in Marocco e che mio figlio farà suo fino alla partenza.

Ma subito in cima alle scale qualcosa che richiama l'attenzione di tutti, una libreria con decine di volumi da sfogliare, leggere accanto alla stufa, filastrocche di natale, libri di cucina ma anche una guida sulla Carnia, la vicina Slovenia e romanzi di ogni tipo.

Ogni chalet dell'agriturismo è stato infatti arredato con amorevole cura dai proprietari e dotato di ogni comodità, libri ma anche film, cartoni animati e giochi di società.
Apro il balcone facendo entrare un turbine di aria fredda, esco per un attimo ad assaporare ancora la magia della notte, a guardare il cielo incantato di stelle, sensazioni forti, il fascino di uno scenario unico.
La mattina ci sveglia carichi di rinnovata energia, con la voglia di uscire per scoprire un'area dalla posizione privilegiata , al punto d'incontro di tre diverse aree floristiche europee.

O che tra faggi e abeti erma su i campi Smeraldini la fredda ombra si stampi Al sole del mattin puro e leggero (...)

sentiero alpes carnorum
L'orso di legno del bosco di Museis
Siamo proprio qui, dove nasce il sentiero alpes carnorum che da Muser passando per il fiume But giunge fino al colle Moscardo. Un'area di flora incontaminata, colorata da diverse specie di alberi e di arbusti che si alternano a fustaie di faggi secolari.
Bosco di Museis
natura al bosco di Museis
L'agriturismo si trova adagiato infatti sui terrazzamenti di un vecchio vivaio forestale all'interno dell'antico Bosco di Museis, ideale per una vacanza o un weekend nella natura e di questa stagione perfetto per lunghe passeggiate da leafpeepers in un periodo dell'anno dove gli alberi danno il meglio di sè e il colore delle foglie regala scenari indimenticabili.
La casa dei garibaldi al bosco di Museis
Da Eleonora riceviamo il permesso di portare con noi due compagni di avventure, Sam e Attila felicissimi di accompagnarci tra gli alberi vestiti di mantelli variopinti, attraverso un percorso spettacolare. La loro presenza rende la passeggiata ancora più emozionante, Aj è perso nella sua felicità mentre si ferma a raccogliere i tesori per i nostri lavoretti ma con lo sguardo non perde di vista i suoi due fedeli amici, li abbraccia, li chiama a gran voce quando si allontanano mentre noi ci beiamo della sua vitalità, della sua gioia che si diffonde tra gli alberi.
Attila e Sam
sam corre incontro a Aj al Bosco di Museis
Passeggiata lungo l'alpes carnorum
a raccogliere tesori d'autunno
tesori d'autunno
aj globetrotter
Il foliage non ha ancora raggiunto l'apice della sua bellezza, il colore dipende dalle piogge, dalle temperature ma l'autunno mostra già molti dei suoi colori, le foglie scricchiolano sul terreno, i funghi fanno capolino vicino ai cespugli, le castagne si spogliano dei ricc,i i profumi sono qualcosa di indescrivibile.
Sentiero alpes carnorum
Indizi d'Autunno
fuori
A fine mattina mentre torniamo verso "casa", con lo zaino pieno di sorprese e i nostri nuovi amici, il sole illumina gli chalet che paiono splendide fatate dimore, mentre gli animali che popolano l'agriturismo, che è anche fattoria didattica, si muovono liberamente per la proprietà.
caprette al Bosco di Museis
Le caprette dal manto così candido da far invidia a Johanna Spyri si arrampicano su di un tetto per raggiungere la foglia più tenera, più gustosa, mentre Giotto, uno dei due pavoni ci passa davanti altezzoso.
Quassù è meglio...
Saliamo verso lo chalet salutando i nostri compagni d'avventura. "Ci vediamo più tardi" grida entusiasta mio figlio, mentre in lontananza s'ode il raglio di un asinello.
Aj sull'altalena al Bosco di Museis
Aj al bosco di Museis
Entriamo in casa avvolti da un meraviglioso calore, e il tempo passa tra il pranzo e l'osservazione del "bottino".
Sam fa capolino allo chalet
il nostro bottino d'autunnno
Noci raccolte al bosco di Museis
E' tempo di pandoro!
Dedichiamo il pomeriggio alla scoperta della Valle del tempo e in particolare di uno dei suoi borghi, Pesariis.
Si tratta di un villaggio che ha conosciuto il suo splendore in tempi passati grazie alla ricchezza derivante dai boschi e ad un'attività artigiana specialissima come quella dell'orologeria.
Ogni angolo di questo piccolo borgo nasconde un diverso orologio, dal carillon, a quello a turbina, dal pendolo alla meridana attraverso un incredibile e affascinante viaggio nel tempo.
Passo dopo passo facciamo a gara a chi trova per primo l'orologio, attendendo qualche minuto per sentirlo suonare.
Pesariis, il paese degli orologi
E dopo il viaggio nel tempo, un percorso tra i sapori di questa regione, una cucina che è lo specchio fedele delle sue genti, nata tra valli, fiumi e boschi, celata tra le montagne che l'hanno conservata.
Ci immergiamo nel sapore originale dei Cjalsons, i tortelli ripieni di patate, erbe, uvetta e conditi con burro, e ricotta affumicata a scaglie e del frico croccante fatto di formaggio fritto e accompagnato da una gustosa polenta. E ancora salumi, gnocchi e salsicce.
Cjaisons
Frico e polenta
La serata prosegue alloo chalet, tra un gioco e una risata e poi tutti insieme a contare le stelle e abbracciati sul divano a guardare Aladino.
Domenica finalmente conosciamo Renato di ritorno da un convegno sulle api in Slovenia. Lo ascolto mentre tiene una lezione agli studenti di Agraria in visita al Bosco di Museis con in braccia il suo ultimo nato.
Studenti universitari al Bosco di Museis
Mentre il Papà spiega agli universitari i vantaggi dei pannelli solari il piccolo si allontana, trotterella sicuro verso uno dei grandi macchinari, quello che serve a caricare sul camion le scatole piene di miele. Mi guarda e con il braccio fa il gesto di voler salire. Mentre lo prendo in collo penso che è proprio vero, il germe familiare dei Garibaldi non è ancora destinato a fermarsi...


" ...oh noci della Carnia addio!
Erra tra i vostri rami il pensier mio
sognando l'ombre d'un tempo che fu!... »
(Giosuè Carducci, Il comune rustico)
Informazioni pratiche:
Agriturismo Bosco di Museis
Via Muser 5/7 Località Muser 33020 CERCIVENTO - UD
L'Agriturismo offre sette eco chalet in legno che variano dai due ai cinque posti.
Ogni alloggio dispone di cucina completamente attrezzata, stufa ma anche riscaldamento autonomo, televisione e telefono.
Per i bambini sono disponibili a richiesta culle o lettini.
Potete trovare la maggior parte delle informazioni pratiche sul sito, io voglio solo ancora consigliarvi davvero con il cuore questo posto magico.
Per una vacanza o un weekend, per una coppia in cerca di un posto romantico immerso nella natura ma anche e soprattutto per le famiglie con i bambini.
L'agriturismo è anche fattoria didattica, è possibile prenotare una visita alle arnie o addirittura psseggiate a dorso di mulo.
Da non perdere!
Presso l'agriturismo è possibile acquistare i prodotti di Apicarnia.

22/10/09

Sapori di Marrakech. Seconda parte

Seduti ai tavolini di un bar.

Marrakech si snoda davanti a noi come in un libro di mille e mille pagine da sfogliare velocemente, per catturare il più possibile dettagli, emozioni, sensazioni.

E' un alternarsi di colori, suoni, profumi;

un turbine di musiche esotiche e parlate incomprensibili. E' il canto del muezzin, che richiama i fedeli alla preghiera, è la prima brezza del crepuscolo che rende l'aria più lieve, i profili illuminati dei palazzi che si colorano di rosa, lo sguardo della gente.

strade di Marrakech

E' un riempire gli occhi per non dimenticare.

Sul tavolino del caffè il tè è ancora bolllente, le foglie si adagiano sul fondo del piccolo bicchiere di vetro, l'aroma di menta si diffonde nell'aria, essenza stessa del Maghreb...

Il rito del Tè alla mente a Marrakech

Un antico proverbio beduino recita:

“Un bicchiere di tè è niente, due bicchieri è da poveri, tre vanno bene, quattro fanno piacere, cinque sono proibiti, sei sono meglio di tre”.

Mi bagno le labbra con il nettare ambrato, il sapore fresco dolcissimo che mi riporta ad altri tempi,sapore di deserto, di ospitalità, di viaggi.

Il rito del tè accompagna più volte al giorno i popoli magrebini, fumante e dolcissimo, preparato con cura secondo poche precise regole, una vera arte.

Ma il tè è anche un simbolo di unione, di amicizia, del ritrovarsi seduti insieme intorno al mida, il tavolino basso, circondati da cuscini e con i piedi su un tappeto dai toni di colore acceso, fuori o a casa con la famiglia, intorno al corano e ai compagni di preghiera.

Tutto l'universo è nella teiera.

Poi d'improvviso uno dei petit taxi color deserto rallenta la corsa sulla strada polverosa e si ferma a pochi passi da noi. La sorpresa è arrivata.

Allungo la mano per indicare a Aj la macchina, non capisce, la guarda curioso, l'aria interrogativa, un lungo infinito attimo e poi lo sportello che si apre.

Quando per primo un volto familiare si affaccia all'esterno, mi guarda, sorride incredulo, commosso, non è ancora sicuro, mi abbraccia stordito.

Di nuovo alza la testa, quasi per controllare che la nonna non sia sparita, come quando si è fatto un bel sogno che si dissolve non appena si aprono gli occhi.

Ma lei non è un illusione del sonno è lì, insieme al Nonno, alla Zia.

Ci avviciniamo lentamente come a voler gustare ogni attimo di questo bel momento, poi finalmente ci si stringe in un abbraccio, gli occhi lucidi, il sapore della felicità.

Aj insieme alla Zia Monster

Si fa il giro dell'Hotel, la terrazza,un breve relax in piscina ma poi subito tutti pronti per scoprire e ricoprire insieme la Città Rossa e poichè è quasi ora di cena, cominciando proprio dai suoi sapori.

Aj e Nonnagiramondo in piscina

Se vuoi scoprire i segreti di un popolo, siediti a tavola e mangia come lui.

Conoscere la cultura gastronomica di un paese è la chiave giusta per cominciare a esplorare tradizioni e usanze lontane, culture nuove, rituali sconosciuti. Un ottimo modo per comprendere, se possibile, alcune delle sue tradizioni.

La cucina marocchina ha quasi duemila anni di storia che racchiudono in essa tanti differenti modi di cucinare provenienti da paesi diversi, lontani.

Arabi, turchi persiani, dentro ai piatti marocchini c'è una parte intera di mondo che porta con sè le proprie tradizioni, i propri gusti, dall'agrodolce ai sapori speziati, dagli aromi forti alle combinazioni inusuali.

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Il cielo si avvolge di colori speciali, le ombre delle palme paiono allungarsi, come una visione spettrale che affascina e dà i brividi.

Lascio che il moleskine con gli indirizzi dove mangiare rimanga muto nella borsa, stasera seguiamo un'altra voce, quella dell'istinto, del caso.

Ci chiudiamo alle spalle il clamore della Medina e troviamo un piccolo ristorante con i tavolini all'aperto, il proprietario ci accoglie con un sorriso.

Gran parte del menù è dedicato ad uno dei cibi più comuni in Marocco e ben noto anche nei paesi occidentali, il cous cous.

Si tratta di chicchi di grano duro macinato grossolamente. Ancora oggi in molte regioni del Nord Africa la semola viene bagnata e lavorata grossolanamente con le mani fino a ridurla in piccoli chicchi che vengono poi passati al setaccio.

Le donne si radunano in piccoli gruppi e passano giornate intere a preparare grandi quantità di chicchi che si lasciano poi seccare al sole su delicati teli bianchi.

Non è raro ai giorni nostri assistere, soprattutto nelle case berbere (e l'ho visto io stessa) a preparazioni di questo tipo anche se ovviamente la produzione oggi è in gran parte meccanizzata e il prodotto già finito viene venduto nei mercati di tutto il mondo.

Come tutte le cose però, la preparazione manuale, soprattutto legata alla tradizione come in questo caso ha delle note di un fascino incommensurabile.

La cottura avviene poi attraverso l'uso di un recipiente apposito, il taseksut in berbero o più comunemente chiamato cuscussiera.

Si tratta di una pentola allungata e di forma bombata all'interno della quale si cuociono le verdure e la carne che generalmente accompagnano il piatto. Sopra di essa viene collocato un apposito recipiente forato contenente il cous cous che si cuoce quindi grazie ai vapori del brodo sottostante, accogliendone profumi e sapori.

Il nome, che significa letteralmente pestare, macinare, ricorda però anche il rumore che fanno i grani di semola mentre cuociono, cus, cus...

Si può trovare cous cous di pollo, di agnello, di montone ma anche vegetariano, fatto semplicemente di verdure. Una specialità particolare è inoltre il cous cous di pesce in salsa agrodolce con uvetta e cipolle piuttosto diffuso soprattutto qui in Marocco.

Cous Cous marocchino

Accompagnamo questo splendido cibo a delle omlette al formaggio senza rinunciare però ad un altro piatto tipico della tradizione magrebina, la Tajine.

La Tajine prende il nome dal particolare tipo di tegame usato per la cottura. Si tratta di una pentola in terracotta dalla forma rotonda il cui coperchio è a forma di cono.

Grazie a questo tipo di forma gli alimenti all'interno, al solito carne e verdura vengono cotti quasi a vapore, donando però un sapore stufato alquanto diverso da quello della cottura tradizionale.

Nella tradizione la tajine viene posizionata su un braciere e cotta molto lentamente. Quando lasceremo il Marocco più "civilizzato" guidando verso Fes ci capiterà più volte di assistere a questo tipo di cottura (e anche di assaggiarla).

Tajine che cuoce sul braciere alla cascate d'Ouzoud

Per usare invece questa pentola sui normali fornelli occorre utilizzare un rompifiamma o appositi moderni Tajine dotati di fondo in acciaio.

La Tajine prevede un infinita varietà di ingredienti che vanno dagli accostamenti più classici come il manzo con i piselli o l'agnello con i carciofi a quelli più particolari come l'agnello con le prugne, il pollo e limoni in salamoia o il vitello con i datteri.

L'attesa è lunga, come preannunciato dall'ottimo francese del proprietario, il cibo viene preparato sul momento, ma è piacevole aspettare insieme, raccontandoci la giornata, le prime impressioni, tra un bat bot,un oliva verde e una nera.

Bat bot, olive verdi e olive nere marocchine

Mentre mangiamo il buio cala sulla città, le luci illuminano la Koutoubia, i cantastorie cominciano a raccontare le loro leggende eroiche, gli gnawa pizzicano le corde dei loro gimbri.

La Koutoubia di notte a Marrakech

Le luci di Piazza Djemaa el Fna

Alla fine ancora il tè, bollente, ricco, lasciando che lo spirito della vecchia e magica Marrakech scenda a scaldarci il cuore.

Informazioni pratiche:

Dove mangiare:

A Marrakesh c'è davvero l'imbarazzo della scelta.

Dalle Pizzerie ai Mac Donald's, dai ristoranti di lusso (sempre comunque con prezzi per noi decisamente normali) alle bancarelle della Piazza.

Lasciatevi guidare dall'istinto ma non siate troppo schizzinosi anche se naturalmente è bene usare i soliti classici accorgimenti per evitare spiacevoli disturbi.

Considerate che in Piazza per quanto il cibo sia fresco, i piatti vengono comunque lavati all'interno di una grande bacinella la cui acqua non viene cambiata per tutta la sera.

In molti locali il lavaggio delle stoviglie è, per usare un eufemismo, davvero "poco accurato".

Se volete andare sul sicuro scegliete i ristoranti più lussuosi o quelli delle Riad più note (ne trovate moltissimi su internet).

Qualche indirizzo:

Catanzaro

46, Rue Tarik Ben Zayad, Guéliz 40000 Marrakech Tel: +212 5 24 43 37 31

Per una classica pizza cotta in forno a legna. Ottimo consiglio di una cara amica (chi può saperlo meglio di lei che in Marocco ci vive), ci siamo trovati benissimo.

Anche Aj ha gradito molto la sua petit pizza a misura di bambino.

Una atmosfera davvero magica la trovate a

Le Marrakchi

52, rue des Banques, Marrakech

proprio sulla Piazza di Djemaa El Fnaa. Un ristorante a più piani con le vetrate che si affacciano sulla magnifica piazza.

Il locale è illuminato da sole candele (c'è una ragazza che per tutta la sera non si occupa che di cambiarle continuamente), l'atmosfera davvero magica e il cibo ottimo.

Per provare l'atmosfera di una Riad il

Cafè Arabe,

184, rue Mouassine Medina, Marrakech, Marocco

Meraviglioso, anche se di notte un po' difficile da raggiungere poichè occore inoltrarsi nei vicoli dietro la Piazza oppure il più comodo

Riad Omar

22, rue Bab Agnaou - Medina, Marrakech

La Riad non è delle più lussuose, non ho visto le camere ma il ristorante non mi è dispiaciuto.

Si mangia sotto dei tendoni romantici, cuscini ovunque e cibo buono.

In Piazza Djemaa El Fnaa:

Senza usarele posate, dal simpatico 117 !!

Assolutamente da evitare il Cafè de France ottimo per osservare Djemaa el Fna sorsegggiando un tè (molto meglio però il Cafè Glacier) ma pessimo per la cucina, la pulizia, la scelta e il servizio del ristorante all'ultimo piano.

Infine per quanto riguarda i bambini dedicherò un post esclusivamente a cosa vedere e cosa mangiare con loro.

Leggi anche:

Profumi di Marrakesh, prima parte

20/10/09

Vince una giornata da cowboy...

Eccoci qua, anche questo secondo giveaway è giunto al termine, rullo di tamburi, ecco il vincitore.

 

random

 

Congratulazioni 2gemelle!

Mi auguro che passerai una splendida giornata a Cowboyland insieme alle tue piccole cowgirls.

Scusate se per una volta sarò breve ma come qualcuno di voi ha già letto siamo da poco tornati, le valige sono ancora piene e il piccolo mi aspetta a letto con il suo cammello e un nuovo libro tra le mani.

Ma'aa salamah!

 

Profumi di Marrakesh, prima parte.

E' mattina presto quando il nostro volo atterra in perfetto orario sulla pista di Marrakech, qui, alle porte del nulla, dove l'Africa incontra il Maghreb.

Un taxi dall'aeroporto, il tempo di lasciare i bagagli in Hotel e ci ritroviamo subito a camminare su l'Avenue Mohammed V, l'ampio viale che prende il nome dal primo re del marocco, avvolto dalle palme, costellato da grandi edifici rosa in stile moresco ma anche da portici che ci proteggono dal sole nordafricano, già alto a dispetto dell'ora.

Siamo diretti nel cuore della città rossa, la Medina, passando attraverso le mura che la circondano e che un tempo il sultano fece costruire per proteggerla dalla minaccia di invasioni.

Fango, paglia e calce si innalzano maestosi aprendosi ad intervalli irregolari in porte dalle forme arabeggianti.

Passo dopo passo, dividiamo la strada con carretti trainati da cavalli e uomini in bicicletta, donne velate, venditori ma anche gente comune, che ogni mattina si riversa nelle strade investite di suoni, colori, odori.

Odori...

Poi quasi d'improvviso, la si vede in lontananza, la strada si allarga e si apre su una Piazza, si apre su La Piazza patrimonio immateriale dell'umanità: Djemaa el Fna.

Djemaa el fna

Non si può non rimanere incantati, attoniti, storditi dalla sua vitalità, un turbinio di storie, musica, tradizioni, odori. Una piazza che sembra diversa, ogni volta che ci si torna, una Piazza che muta con il passare delle ore, che si trasforma sotto gli occhi dei turisti che la osservano ammirati dall'alto di uno dei suoi caffè dai nomi francesi, Café de France, Café Glacier.

Di giorno è forte il profumo delle spremute d'arancia venduta sui variopinti carretti di ferro, dell'onnipresente tè alla menta, delle spezie che colorano decine di bancarelle, dell'hennè dipinto sulle mani delle donne. Per tutto il giorno alcune donne stanno accovacciate in terra con mazzi di tarocchi in attesa di clienti desiderosi di conoscere il loro futuro, mentre con le loro miscele di radici macinate gli erboristi siedono tra le arome di erbe essiccate a testimonianza della fiducia dei marocchini nei rimedi naturali.

Di minuto in minuto l'attività dei mercanti diviene sempre più frenetica e quando il sole scompare dietro il minareto della Koutubia, la Piazza si illumina di mille splendidi soli.

E allora il flauto degli incantatori di serpenti si fa sempre più ipnotico e i banchetti di erbe e di spezie lasciano il posto agli arrosti e il fumo e il profumo si alza fin sopra i caf.

Djemaa el Fna dal cafè Glacier

Djemaa el fna dal café Glacier

Le bancarelle divengono sempre più numerose e basta allontanarsi per qualche minuto per ritrovare un nuova piazza avvolta da una nuvola di fumo emanato dalle braci scoppiettanti, coperta di panche e tavoli dove cenare al suono di un tamburo accompagnati dal ritmo delle litanie dei cantastorie, non importa conoscere l'arabo per immaginare che raccontino pezzi di vita, di amore, coraggio, avventura.

La piazza confina con il quartiere dei souk, un labirinto di strade, di vicoli angusti divisi per prodotti, il souk delle spezie, quello dei tintori, il souk de babouches, il Souk des tapis e così via in un percorso di profumi che rappresentono una valida mappa per ritrovare la strada.

Souk

C'è aroma nei suk, e freschezza, e varietà di colori.

L'odore, che è sempre piacevole, cambia a poco a poco secondo la natura delle merci. Non esistono nomi, nè insegne, e neppure vetrine.

(da Le voci di marrakech di Elias Canetti)

Profumi...

All'interno dei suq ci facciamo lentamente strada tra la folla, superando carriole piene di futta secca, motorini rombanti e venditori pronti a svelare i segreti di un filtro d'amore.

E poi, il profumo del pane...

Accucciate per terra sfilano donne con il volto coperto dal velo, lo sguardo che si poggia inevitabilmente sull'unica parte nuda, gli occhi scuri che rivelano storie segrete, uno sguardo che parla senza voce.

Se ne stanno lì con un cesto colmo di pani rotondi, ciascuno uguale eppur diverso dagli altri.

Accanto alle botteghe dove si vende soltanto ce ne sono molte dove si può ossevare come gli oggetti vengono creati.

Souk

Souk

Schiere di ragazzini lavorano al tornio mentre la lana viene colorata sotto i nostri occhi, immersa in grandi pozzi dove i tintori calano le braccia colorate oltre al gomito e poi la stendono fuori, al sole. Le matasse paiono cadere giù dal cielo, appese a corde sospese sulla via che si riempie dell'odore pungente della tintura.

Souk dei tintori

Souk dei tintori

Non ci sono porte, niente vetrine, il passante e il mercante passano e siedono tra le stesse merci. Uno accanto all'altro in bella mostra centinaia di oggetti uguali poggiano vicini in una sinfonia di colori, niente prezzi esposti , questo fa parte del gioco della appassionata e misteriosa arte della contrattazione.

E' affascinante a pensarci bene:

Il prezzo di un oggetto è una sorta di enigma inafferrabile. Dipende dal venditore, dall'acquirente, dal momento, che è sempre diverso a seconda delle circostanze.

Abbiamo acquistato uno stesso cammello per Aj per ben tre volte e il prezzo non è mai stato lo stesso, nè all'inzio, nè alla fine così come l'argomento che mirava alla resa dell'interlocutore.

Ma questo è solo il principio di un operazione complessa che si articola in un susseguirsi di prezzi, e controprezzi, tra un tè alla menta e una chiacchierata, mentre il negoziante si rallegra del tempo che passa nell'attesa di sfoderare i propri trucchi. Una risata e un racconto, fino ad arrivare al prezzo finale che è sempre diverso e che giunge dopo una piccola sostanziosa eternità.

Solo il mercante sa il prezzo vero di ciò che ha venduto e non lo rivelerà mai, solo lui sa quanto ci siamo avvicinati al suo segreto. Qualcuno dice che quello giusto è pari circa alla metà di quello inziale, ma non si può generalizzare, sarebbe riduttivo nei confronti di questa arte che trova le proprie origini in un antichissimo passato e che ancora oggi affascina i turisti. Qualunque risultato riuscirete ad ottenere però, non crediate mai mai di aver vinto il mercante con la vostra eloquenza, che egli ha alle spalle centinaia di anni di esperienza.

Il cuore dei suq detto Kissaria è un fitto gruppo di viuzze, i negozi sono minuscoli e i passaggi talmente stretti da far passar a malapena due persone.

E' impossibile pianificare il giro.

Ci si lascia guidare dall'istinto, dal richiamo dei profumi che svelano botteghe di saponi, dall'odore della pelle delle centinaia di babouches rosse, marroni, verdi, giallo canarino , il colore che tra i marocchini va per la maggiore.

Babouches nei souk

Niente guida per noi, niente mappa ma solo il piacere di perdersi per scoprire dietro ogni svolta ancora colori, blu, rosso, oro, i colori dei bicchieri, i riflessi dell'argento dei vassoi, la luce delle lanterne che adornano i soffitti. L'aria risuona dei colpi dei martello, del brusio di voci dei mercanti, del cigolio di ruote dei carretti delle voci squillanti dei bambini. Ancora profumo.

lanterne nei souk

lanterne nei souk

Quello intenso delle candele, quello dolciastro dell'incenso, pungente del pepe rosso e orientale dell zuppe dentro alle quali, incuranti, gli uomini seduti ai margini degli stanzini intingono piccoli pezzi di pagnotte.

Si procede attraverso le stradine labirintiche con gli occhi che non sanno dove posarsi mentre, quasi non fosse già abbastanza, altri venditori con la merce sotto il braccio ci investono tirando fuori come per magia, striscianti serpenti di legno che fanno la gioia di mio figlio e riempendo l'aria del suono di tamburelli colorati.

Non abbiate paura perciò di non trovare qualcosa.

Dite cosa volete e come il genio della lampada il venditore sparirà per tornare in un attimo con quello che cercate. Non importa se lo prende da un altro, anche questo è un modo per guadagnare.

Non tutti gli oggetti sono belli, tra quelli fatti a mano si intrufola sempre più robaccia di dubbia provenienza. Ma l'effetto complessivo è una cascata di colori, di materiali, di cose da toccare, da tenere in mano, oggetti che prendono vita nelle mani dei mercanti, oggetti che in qualche modo raccontano la storia di un paese, tutti.

Tajine

Una visita ai suq è anche una lezione di storia. I primi abitanti di Marrakesh si guadagnavano da vivere facendo scambi con gli africani e gli spagnoli che arrivavano dal mare. Oggi il commercio continua inevitabilmente a costituire il fondamento della città che nutre in questo dedalo, migliaia di artigiani.

Dopo innumerevoli svolte usciamo fuori da questo frenetico labirinto e siamo di nuovo in Djemaa el Fna. Attraversiamo la piazza ma è difficile camminare senza sfuggire all'attenzione di chi della Piazza vive.

Scimmie danzanti ci vengono incontro accompagnate da padroni pronti a riscuotere il prezzo di una fotografia, uomini dagli improbabili cappelli, ancora venditori di serpenti in legno quasi come i veri, a terra, ipnotizzati dal suono ripetitivo dei pifferi.

Chiromanti, carroser che trasportano i bagagli dei turisti a bordo di carretti e che scompaiono tra i derb, dietro i portoni delle riad, oasi di pace impenetrabili al vociare della medina, dove i rumori si stemparano tra il mormorio delle fontane e il cinguettare degli uccellini.

Difficile scattare una fotografia senza ritrovarsi a contrattarne il prezzo, una, due volte, quanto vale il prezzo di un istante di vita?

Poi lascio che la macchina rubi qualche immagine da sola, qualche pezzo di mondo vero, senza mettersi in posa.

E allora le immagini si susseguono come in un film, il pulitore di scarpe, la donna immersa nel rito del tè, chi vende, chi compra.

pulitore di scarpe a Marrakech

Rito del tè a Marrakech

Di lontano compaiono i gerrab, i venditori d'acqua vestiti con abiti colorati e cappelli orlati da nappe colorate, risuona la campanella di rame che fa ondeggiare rumorosamente per annunciare l'arrivo scontrandosi con le ciotole di ottone e quelle in metallo bianco. Solo le prime destinate ad accostarsi alle labbra dei musulmani dopo essere state riempite con l'acqua dell'otre.

Difficile lasciare la Piazza, impossibile non innamorasene, non tornarci ancora e ancora per scoprirla in ogni suo angolo, svelarne i misteri, stupirsi di nuovo di fronte a qualcosa di unico e insostituibile.

Ieri "Assemblea dei morti" (vi si esponevano le teste dei criminali giustiziati) oggi un capolavoro del patrimonio orale e intangibile dell'umanità.

I sultani sono andati e venuti, i palazzi sorti e crollati ma lei rimane lì al suo posto, più viva che mai.

Sul lato ovest compaiono i caleches, le carrozze tirate dai cavalli ordinatamente in fila una dopo l'altra, i fiori sul mantice ,un improbabile parasole colorato.

Ci avviamo sotto il cocente sole marocchino verso La Koutubia, il minareto da sempre segno visibile di Marrakech per i viaggiatori che arrivano da lontano.

La Koutubia a Marrakech

E' già ora di pranzo e sono ancora profumi quelli che ci avvolgono mentre cerchiamo un posto per mangiare, l'aroma del brodo speziato del cous cous, il profumo che esce dal cono di terracotta del tajine, odori e sapori lontani che invitano a sedersi e mangiare lentamente, gustando la storia e le tradizioni di un paese.

Tajine a marrakesh

Tra poche ore arriverà il resto della famiglia.

Cammino verso l'Hotel immaginando il sorriso del mio bambino davanti alla sorpresa inaspettata.

Aj a Marrakech

E' trascorsa una sola mattina ma già ci sentiamo parte di questa città e come per tutte le cose belle siamo ansiosi di unirci agli altri per rivivere insieme le piccole scoperte, la magia di Djemaa el Fna, quell'angolo nascosto, quella bancarella, quel profumo, ma soprattutto per scoprire ancora quello che vorrà mostrarci, insieme.

Ci sediamo ai tavolini del bar all'aperto, in attesa, osservando seduti la città che si snoda davanti a noi.

Intorno a noi ancora l'odore del tè ,verde e zuccherato, che esce teatralmente dal beccuccio curvo della teiera, prima di tuffarsi nei piccoli bicchieri di vetro...

Informazioni pratiche:

Come arrivare:

Dall'italia ci sono diverse possibilità per raggiungere Marrakech con un volo diretto.

Royal Air Maroc, myair ma anche compagnie low cost come Easyjet e Ryanair.

L'aeroporto dista soli quattro chilometri dal centro di Marrakech, potete optare per la navetta dell'albergo ma anche semplicemente prendere uno dei numerosi taxi che si trovano subito fuori nel parcheggio esterno.

Un prezzo ragionevole per un petit taxi (massimo tre persone) va dagli 80 ai 100 Dirham (8/10 euro) a seconda di dove si trova il vostro albergo.

Documenti necessari:

Per i cittadini italiani è necessario il passaporto in corso di validità. Talvolta in caso di viaggi di gruppo organizzati potrebbe essere sufficente la carta d'identità, in tal caso informatevi presso il tour operator.

Per ulteriori informazioni su dove alloggiare, cosa e dove mangiare, cosa vedere con i bambini e quali attenzioni adottare vi rimando ai prossimi post.

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