28/10/10

Senet, un gioco egiziano

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Chi vede il Nilo fermare il suo corso assume poteri magici.
Così narra una leggenda nata forse di notte, quando il fiume pare assopirsi. Il suo corso è quello della sua storia, una benedizione per l'Egitto.
La barca scivola tra trionfi di palme e foreste di papiro ma basta allungare lo sguardo in lontananza per vederlo. Il Sahara.
Risalendo la corrente incontro a colossi imperturbabili verso l'al di là dei faraoni. Tra anfratti che nascondono il cammino e pareti scoscese riposano Principi e Regine il cui sonno è disturbato da egittologi e viaggiatori.
Non si può resistere al fascino dell'Egitto, ai suoi misteri irrisolti, gli enigmi inafferrabili, alla sua storia che ha lasciato testimonianze che lasciano senza fiato. Come quei due templi in mezzo a un deserto che sembra un mare. Quasi un trucco.
Avevo sette anni quando scoprii le piramidi egizie e la Sfinge, quel leone dalla testa umana che sembra montare la guardia alle tombe dei faraoni.(...) Quando poi penetrai nelle tombe della Valle dei Re (...) il mio stupore fu davvero grande. Elisabeth Dumont.Le Cornec, Le meraviglie del mondo raccontate ai ragazzi

La prima volta ero un po' più grande di Elisabeth ma lo stupore è stato lo stesso. Sono tornata a casa con più libri che vestiti, alcuni presi al Museo del Cairo. Oggi quei volumi che parlano di un popolo straordinario sono nelle mani di mio figlio...
Il Senet era il gioco nazionale dell'Antico Egitto. Ricchi, poveri, adulti e bambini impegnavano il loro tempo libero a sfidarsi a questo gioco talmente popolare da divenire fondamentale persino per il viaggio dell'aldilà.
Gli egizi amano giocare da tempo immemore.Non erano solo un passatempo ma spesso veri e propri oggetti dai poteri magici e divinatori.
Il Senet è stato rinvenuto in diverse tombe di faraoni.
E' un gioco di percorso in cui due giocatori muovono a turno cinque (o sei) pedine lungo le caselle del tavoliere con l'intento di portarle fuori prima dell'avversario.
Ancora una volta come nello yut nori non ci sono dadi ma semplici bastoncini colorati da una solo parte la cui combinazione svela il numero di caselle da percorrere.

"Mamma me lo costruisci?"

Realizzare un Senet è davvero semplicissimo:

Occorrente:
  • Una scatolina rettangolare in legno
  • pennarello nero
  • righello
  • Dieci pedine (noi abbiamo utilizzato mini conchiglie utilizzando il colorante alimentare)
  • quattro bastoncini da gelato
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Dividete la vostra scatole in tre parti sul lato lungo e in dieci su quello corto così da ottenere trenta caselle. Decorate con geroglifici le ultime cinque.
Colorate un lato dei bastoncini gelato o decoratelo .
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Preparate le vostre pedine.
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Come di gioca:
Le regole originali del Senet non si conoscono. Vi sono tuttavia numerose interpretazioni.
Ecco le più semplici:
Prima di cominciare si dispongono le pedine alternativamente sulle prime dieci caselle.
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A turno si lanciano i quattro bastoncini e si muove una pedina a seconda del punteggio ottenuto:
1 con geroglifici + 3 senza = 1 punto
2 con geroglifici  + 2  senza  = 2 punti
3 con geroglifici  + 1  senza  = 4 punti
4 con geroglifici  = 6
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Lo scopo è arrivare a portare fuori tutte le pedine percorrendo le caselle fino alla trentesima. Se un giocatore cade sulla casella di un avversario quest'ultimo retrocede alla casella da cui il primo è partito prima del lancio dei bastoncini.  Se però l'avversario ha almeno tre pedine in fila queste non si possono scavalcare. La casella più sfortunata è la ventisettesima che generalmente riportava un geroglifico dell'acqua. Chi ci cade sopra ritorna al principio...
Per altre regole e per saperne di più.

Un bambino felice e un nuovo gioco da viaggio per il prossimo weekend.
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Come  dice un proverbio egiziano, ho colpito due uccelli con un sasso solo...

Curiosità:
Il Senet è stato introdotto nell'episodio The Last revelation  del videogame di Tomb Raider.
                

26/10/10

Hotel Veronesi la Torre. Creatività e design per grandi e bambini.

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Accarezzato dalle voci della lirica e percorso dall'Adige, l'elegante capoluogo scaligero rivela  ad ogni gong una nuova città.

C'è la Verona dell'Arena.
Quella dello scintillare di abiti da sera, delle candele sulle gradinate e il fruscio dei libretti degli appassionati.
La città delle dame, i cavalier, l'armi, gli amori.
I Signori in pietra delle arche scaligere, l'immutabile afflusso di Via Cappello omaggio al balcone più famoso del mondo.
C'è la Verona dei mercati e delle fontane, delle osterie, dell'Amarone e la Verona golosa. Dei bigoli con la sardela e la pastisada de caval.
Quella giocosa di Tocatì, festante  di carnevale nel venerdì gnocolar e c'è e una Verona misteriosa  quella del libro magico del Castello di Montorio o dell'arco della costa.
"Mamma ma che ci fa quell'osso appeso lassù?"
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E' anche una città ideale da visitare con i bambini, fuori dal caos che impera nel corso delle grandi manifestazioni e seguendo gli ottimi consigli e suggerimenti di Veronaforkids.

Ci pensavo proprio qualche giorno fa parlandone in famiglia. Ripassavamo insieme i momenti di viaggio che Aj ricorda con più passione.
Il pericoloso camminamento di Obidos, i nascondigli del castello di Tomar, le statue di Bratislava i sassi della Jurassic coast  e le divertentissime corse in passeggino giù dallo Schloss di Salisburgo.
Indimenticabile soffiare i soffioni lungo la route des vins , cercare il naso che scappa dentro ai colorati mercati provenzali, ballare al suono di musiche strane in mezzo a Djemaa el fna, sbucciare castagne di sera accanto al drago di Lubjana.

Verona come moltissime altre città offre attrattive che non nascono esattamente per i bambini ma possono diventarlo con un po' di fantasia. Dalla strana bocca per i messaggi segreti sulla strada romana alle statue alle espressioni delle statue da scrutare rigorosamente con il binocolo.
Perché sarebbe riduttivo pensare che senza parchi giochi, scivoli e altalene i nostri figli non si possano divertire.
Abbiamo scritto i nostri nomi con un pastello sulla parete dell'amore, giocato nella fontana di Piazza delle erbe, ascoltato le storie dei cavalieri delle arche e inscenati la fuga dai leoni dentro l'anfiteatro. Lo sapevate che un tempo ospitava battaglie navali in miniatura?

E può sembrare strano ma è lo stesso per gli Hotel.
Chi mi legge lo sa, che negli alberghi ci passiamo buona parte dell'anno e allora senza togliere niente ai comodissimi family resort dove si può parcheggiare il bambino la mattina a colazione e riprenderlo la sera prima di andare a letto, la nostra approvazione va piuttosto a quelli che come le città non nascono per i bambini ma dove i piccoli ospiti non sono solo benvoluti ma trovano cose per loro straordinariamente  diverse e divertenti.
Che lo stupiscono e lo fanno meravigliare, ridere e sorridere quando sono in viaggio e lontani dalla propria casa. Che  li fanno dire "Quando ci torniamo?"

Senza ombra di dubbio l'Hotel Veronesi la Torre rientra in questa nuova categoria che vorrei chiamare Hotel fun 4 kids.
Che non significa divertimento inteso come baby parking o sala giochi o almeno non solo, ma piuttosto divertimento che nasce dall'ambiente stesso, dalla sua storia, dal suo arredamento e da piccole attenzioni che lo rendono speciale.

Se entrate in questo splendido albergo a pochi minuti dal centro di Verona avete una prima idea di che cosa intendo dire.
La grande Hall ti sorprende subito con un arredamento di design che non rischia di passare inosservato. Piedi, occhi e persino una poltrona con un gomitolo a strisce incantano grandi e bambini.
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Un osservatore attento non si fa sfuggire in un angolo il piccolo tavolo bianco, esatta copia in miniatura di quello per adulti e apprezzabilissima attenzione mentre Mamma e babbo fanno il check in.
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Fuori nel giardino c'è una fontana che invita a giocare, un prato per correre e la vecchia torre che diviene inevitabilmente protagonista  di racconti del mistero.

Ma non occorre inventarsi niente perchè qui  una fantasma c'è stato davvero.
Un tempo l'Hotel era un antico monastero.
Pare che nel XVI secolo vi abitasse Fioomena,  una novizia con un dono molto speciale:
vedeva le idee uscire dalla testa.
Una sorta di fantasmi buoni, chiamiamoli così.
Lo ricordano le sedie del bar e del ristorante disegnate appositamente per l'Hotel e che il personale chiama affettuosamente fantasmini.
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 Lo ricordano le idee nuove e originali che mescolano sapientemente passato e futuro.
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L'interno è un vero labirinto di stanze e corridoi, sale congressi abbellite da insolite colonne che riprendono i numerosi affreschi scoperti durante il restauro e originali porte in marmo.
Tutte diverse.
Dal rosso Jasper al giallo reale, dal rosa portogallo al grigio Beola ogni  stanza è caratterizzata da un tipo di marmo differente che inevitabilmente si trasforma ancora una volta in occasione di gioco.

Modernità e tecnologia si fondono nella storia.
Gli abbaini sul soffitto della camera sono completamente automatizzati e comandabili attraverso un telecomando.
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Una mano abilmente nascosta sotto le lenzuola e qualche parola magica sono stati il divertimento di parte della mattina terminata in piscina e a leggere uno dei tanti libri della biblioteca rilassandosi con una tisana mentre Babbogiramondo si allenava in palestra.
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E' un Hotel per tutti, che offre tutto per tutti e dove spicca la cortesia e disponibilità del personale che ritengo sia uno degli elementi imprescindibili di una struttura turistica, non sempre facile da trovare quando dietro il bancone non c'è il proprietario.
Quella gentilezza che ti fa sentire coccolato anche in un grande albergo, quella voglia di venire incontro ai piccoli grandi problemi che possono sorgere in un viaggio, la gentilezza che nasce dal cuore e non da un freddo contratto.
Si respira all'ingresso, al telefono, al bar, al ristorante.
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E quando trovo posti così , in mezzo ai tanti quattro stelle snob e insopportabilmente freddi e standardizzati non posso che condividerli con voi, affinché alla fine del viaggio, nella scatola dei ricordi, insieme alla meraviglia per ciò che si è visto,  le persone conosciute, le cose imparate ci sia anche quella parola gentile e magari quella camera che per una notte ha accolto le stanche membra di noi viaggiatori...

Informazioni pratiche:
Hotel Veronesi la Torre


Via Monte Baldo 22, Dossobuono di Villafranca,Verona 
L'Hotel nasce dalla ristrutturazione di un antico convento che mescola sapientemente passato e futuro, segni di antichità, design e tecnologia che rendono l'atmosfera assolutamente creativa.
Dispone anche di un Centro benessere e piscina riscaldata. Disponibile una navetta per il vicino aeroporto e per il centro città.
Dove mangiare:

L'Hotel ospita al suo interno il Ristorante la Tavola dove abbiamo pranzato dopo il bagno in piscina e prima di gettarci nella folla di Tocatì.
Una cucina e un ambiente favolosi. Ancora una volta la gentilezzza del personale si sposa con la raffinettezza dei piatti che non sono solo belli da vedere ma, vi garantisco, un effluvio di piaceri per il palato. Si può scegliere di pranzare al piano terra dove ci sono anche salette separate (dove abbiamo pranzato noi) o sotto nell'atmosfera calda della taverna. Se voi o i vostri figli avete gusti difficili potete stare tranquilli perchè davvero si faranno in quattro per accontentarvi. L'unico rischio che correte è quello di mangiare troppo!

Il weekend ideale: Sabato:  visita di Verona a cominciare da Piazza Brà fino al di là dei ponti percorrendo un itinerario che accontenti tutta la famiglia e fermandosi a cena in qualche locale caratteristico del centro.
Domenica: La mattina relax in Hotel, bagno in piscina e sosta all'idromassaggio all'aperto. Aperitivo al bar dell'Hotel  mentre i bambini corrono in giardino. Pranzo al Ristorante La Tavola, sosta in biblioteca e ripartenza per casa o una nuova meta nei dintorni.

25/10/10

Colors of the week…end. Come le zucche.

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Arancione.
Come il colore che ha dominato ieri la nostra Festa di Halloween.
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Piccole streghe e fantasmi che hanno riempito la nostra casa di risate e stupore. Grandi e bambini a festeggiare in anticipo una ricorrenza che  risale alle antiche tradizioni celtiche e qui da noi è stata all'insegna della creatività.
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Pozioni magiche, scheletri di pasta, maracas di zucca e una stregoneria che ha incanta tato tutti.
Denti di pipistrello, polvere di strega, succo di cactus, gli ingredienti magici da mescolare per creare  una pallina di  didò per ciascuno.
E tra un gioco e un laboratorio, un dolce alla zucca e mani di strega per la cena c'erano ancora loro.
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Quelle lasagne mangiate tanto tempo fa e diventate ogni anno protagoniste di questa festa.
Arancione come le lasagne alla zucca... 

Lasagne zucca e speck
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1 confezione lasagne pronte (250 gr)
800 gr  circa di zucca
80 gr speck
500 ml circa di besciamella
parmigiano grattugiato
olio extravergine oliva
brodo o dado classico

Tagliare a  cubetti la zucca, metterla in pentola con poche gocce di olio, lasciar insaporire e poi aggiungere il brodo o poca acqua e il dado.
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Coprire.
Se la zucca si asciuga troppo aggiungere ancora un po' d'acqua.
Qualdo la zucca si è ammorbidita ed quasi pronta, unire lo speck a dadini o a pezzetti e cuocere ancora qualche minuto.  Lo speck è già molto saporito perciò io non aggiungo sale.
Terminata la cottura procedere come le lasagne classiche.
Per ogni strato, pasta, besciamella, zucca e parmigiano. Infornare a 180° per quaranta minuti.

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Grazie all'aiuto di streghe e fantasmi la festa è' stata un vero successo e l'entusiasmo di tutti un regalo davvero prezioso.
Buona settimana di Halloween!

22/10/10

Un mondo di gesti

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Senza  ombra di dubbio le mani rappresentano la parte più versatile del corpo.
Anche nel silenzio possono tradire le nostre emozioni. Sudano quando siamo nervosi, tamburellano mentre riflettiamo, si alzano per arrendersi o per difendersi, si incontrano nei saluti.

Uno studio recente ha dimostrato che le aree del cervello deputate a elaborare il linguaggio sono coinvolte anche nei movimenti delle mani.
Le mani non stanno mai zitte, si muovono, chiudono, avvicinano, assumono forme diverse per rendere la comunicazione più efficace.
E se i gesti accompagnano quotidianamente le  parole nella sicurezza della nostra casa,  i messaggi che inviamo al mondo dal corpo assumono maggiore rilevanza quando si viaggia in un paese dove non si conosce la lingua.
Senza la parola come strumento fondamentale di comunicazione l'uomo torna ad essere primitivo e i gesti e le mani diventano strumenti fondamentali per comunicare. Sventolano nei ristoranti per cercare di spiegare la forma di una pietanza, si allungano ad indicare un oggetto piuttosto che un'altro, strusciano di fronte alla bancarella del mercato per chiedere: "Quanto costa..."
Si tramutono in gesti che secolo dopo secolo sono diventati per noi perfetti sostitutivi delle parole. La stretta di mano, la strizzatina d'occhio per segnalare un segreto condiviso tra due persone, le dita che si uniscono a formare un cerchio, il gesto ormai mondiale per dire ok, daccordo, va bene, ci sto.
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E' affascinante pensare come ognuno di questi movimenti abbia una  storia, un passato, un segreto nascosto che, attenzione, è diverso per ogni paese.
Questo causa talvolta problemi di omomorfia, stesso gesto, significato diverso, responsabile di fraintendimenti spesso anche profondi.
Se tenere le mani in tasca  da noi è indice di semplice informalità,  in Turchia e in Cina è un segno di assoluta maleducazione.
In un mondo sempre più intercomunicante può essere perciò utile quanto divertente conoscere ad esempio i diversi modi di salutare...

Questo modo di rendere comprensibili per se stessi gesti e segni è veramente da qualsiasi punto di vista più nobile, soprattutto a causa della sua antichità, perché è vero che l'uomo è nato muto e sordo e, prima di saper ascoltare e poi parlare, vede molto prima e inventa azioni e gesti  Brancato  Dario. "Towards the Definition of a Standard: Spoken and Non-Verbal Language in Early Modern Italy." University of Toronto.
Isole Hawaii Aloha
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I navigatori spagnoli che arrivarono per la prima volta sulle isole Hawaii cercarono di fare amicizia con gli abitanti invitandoli a fare una bevuta insieme. Da allora si saluta così:
il braccio alzato in alto, il pollice teso verso la bocca, il mignolo in aria, le altre dita piegate e la mano viene fatta ondeggiare.

Popoli esquimesi
Nei paesi molto freddi i gesti di contatto sono difficili da praticare per la grande quantità di abiti indossati.  E dunque ben venga il saluto con la pacca sulla spalla.

Il saluto dei Maori, Lapponi e Beduini
Un tempo si avvicinava il naso all'altra persona per sentire dal suo odore se stava bene. Oggi qualcuno si saluta ancora così, avvicinando per tre volte e molto velocemente la punta dei nasi.
 
Saluto arabo
La mano tocca il torace, poi le labbra e infine la fronte.
Il messaggio che si vuole trasmettere è quello Ti do il mio cuore, la mia anima, il mio pensiero.

Malesia
La persona che saluta si prende le spalle con le mani incrociando le braccia sul torace.
In alcuni paesi non è educazione toccare l'altra persona, e perciò si abbraccia sè stessi con l'intenzione di offrire l'abbraccio all'altro.
Taiwan
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La mano destra copre il pugno sinistro e poi le due mani premono contro il cuore.
E' un gesto di grande rispetto che viene spesso compiuto nei confronti delle persone anziane.

Giappone:
Il corpo si piega in avanti dal bacino con le mani e gli occhi abbassati.
In Occidente è rimasto nel teatro quando gli attori si inchinano al pubblico che applaude. In Giappone è invece ancora una forma normale di saluto. Più importante è la persona più profondo sarà l'inchino.

 
E dunque facciamo questo gioco insieme ai nostri bambini. L'occasione per parlare di diversità e di uguaglianza tra i paesi in modo divertente.
Per imparare giocando e magari contibuire a che questi gesti millenari non scompaiano a favore di archetipi validi in tutto il mondo.
Perchè sono  assolutamente a favore delle culture che si mescolano, felice del prendere il meglio le une dalle altre, ma non mi piace pensare che un giorno scendendo da un aereo mi debba ritrovare a salutare un arabo, un cinese, uno svizzero e un esquimese nello stesso modo. Schiaffeggiandosi reciprocamente la mano sollevata, come fossimo tutti dei giocatori di pallacanestro...

20/10/10

Deutsche Uhrenstraße, La strada degli orologi. Prima parte.

Neanche a farlo apposta sembra proprio un cuculo, con la testa rivolta verso Est e la coda quasi in Francia.
Trecentoventi chilometri lungo la foresta nera attraverso un itinerario che offre paesaggi indimenticabili. Si viaggia seguendo le orme degli antichi orologiai, quelli che la merce la trasportavano sulle spalle, di villaggio in villaggio attraversando le valli per vendere le loro opere d'arte.
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Sono nati qui, gli orologi a cucù e non in Svizzera come molti pensano.
Intorno al 1630 i contadini che avevano un pezzo di terra troppo piccolo per poter vivere con dignità , cominciarono a produrre orologi in legno. Lo facevano nei lunghi mesi freddi con la passione per un materiale che era l'unica risorsa abbondante e dando vita a inestimabili e ricercatissimi capolavori.
Anni dopo venne introdotto il primo cucù. Forse per riprodurre il dolce suono che echeggiava dai boschi circostanti o per fare la gioia di qualche bambino.
In principio non fu un' impresa facile ma già a partire dal 18°secolo i commercianti di orologi della foresta nera avevano filiali in quattro continenti e il caratteristico uccellino di legno scandiva il passare delle ore in buona parte del mondo.
In  Ottobre la selva nera  è un incendio di colori.
O Tannenbaum
Wie grün sind deine Blätter
Du grünst nicht nur zur Sommerzeit
Nein auch im Winter wenn es schneit
O Tannenbaum
Wie grün sind deine Blätter!

Mentre gli abeti del canto tradizionale restano sempre verdi  il resto della natura si accende e le piante spogliandosi ricoprono la strada di un croccante tappeto di foglie. Macchie di giallo intenso e rosso cupo che paiono avvolte dalle fiamme.
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Ci lasciamo inebriare dal profumo dei pini e scivoliamo lungo la Uhrenstraße, la strada degli orologi.  Passiamo l'altdstadt di Villingen con lo sguardo alzato verso la guglia della cattedrale gotica. Un'opera d'arte coperta interamente di piastrelle colorate.
Passeggiamo per il centro di Schwenningen per visitare l'interessante  Museo dell'industria degli orologi allestito in una vecchia fabbrica.
Pranziamo in una delle  caratteristiche Gasthaus dal tetto a spiovente che offrono le migliori trote della Germania.
Più avanti si trova il bucolico paesino di Sankt Peter sulle pendici di un monte attraversato da una sorprendente strada panoramica.
Si passa davanti a fabbriche e negozi traboccanti di centinaia di orologi a cucù che hanno trasformato una tradizione in un riuscitissimo business.
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I dipinti sulle pareti delle case, le statue, le vetrine i cartelli tutto invita a fermarsi per ascoltare una dieci cento volte le infinite sfumature del canto.
C'è quello basso e pieno, debole e vibrante, quello acuto e allegro accompagnato dalla caratteristica melodia del carillon che mette inevitabilmente allegria.
Vicino a Schonach c’è uno dei due orologi che si contendono il primato di orologio a cucù più grande del mondo.
E' in corso una vera guerra dei cucù.

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Siamo fortunati , la lancetta sta per raggiungere l'ora esatta.
Quattro rintocchi e poi la porticina che si apre svelando un buffo quanto gigantesco cuculo di legno. Le  statue che adornano l'orologio prendono vita si muovono per pochi magici minuti in cui si ride e si balla al ritmo della musica.
Il boscaiolo che taglia la legna, la cuoca con il matterello, la signora che indossa il bollenhut, il tradizionale copricapo femminile ricoperto dai caratteristici pon pon. Rosso per le ragazze nubili e nero per quelle sposate. Appare ovunque, nelle vetrine, tra i souvenir, sulle auto e persino sulla carta che avvolge il meraviglioso pane locale.
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E naturalmente c'è l'orologiaio, che quasi di nascosto si muove deciso con i suoi tesori sulle spalle.
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La strada prosegue tra fiumi e villaggi, laghi e tratti di foresta in cui non penetra mai luce. Gli animali ci fanno compagnia ai margini della strada fino ad arrivare a Triberg magicamente incuneata in una valle tra tre montagne.
La merenda è a base di Schwarzwalder Kirschtorte l'irrinunciabile torta alle ciliegie vanto della foresta nera. E’ una sinfonia di panna e cioccolato che affondano in alti strati di pan di spagna e che nascondono all’interno un cuore formato da strati rossi di ciliegie.
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Nel villaggio la Hauptstrasse sale parallela al fiume Gutach. La strada è ancora costellata di rustici orologi a cucù a cui si affiancano buffe versioni moderne dove mucche, elefanti o persino giocatori di calcio sostituiscono il classico cuculo e fanno ridere i bambini.
Ma non sono solo negozi per turisti.
C'è il fascino della natura che incanta sopra ogni cosa , ci sono le cascate più alte della Germania che cadono tra rocce coperte di muschio e con la loro energia illuminano dal 1884 le strade del paese. C'è lo Schwarzwald Museum irrinunciabile tappa per conoscere storia e tradizioni di questo splendido angolo di paese. Attrazioni per grandi e naturalmente per bambini. Ed ogni passo fatto con loro è un  inno alla vita e una nuova scoperta.
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Un crescendo di emozioni mentre lo guardo insieme al Babbo intagliare il legno al vicino Museo di Vogtsbauernhof, suonare lo strumento che riproduce il suono del cucù, volare in alto sulla'altalena vicino alle cascate, dar noccioline agli uccelli o attendere che si apre una magica porticina.
A ricordami come ogni viaggio e ogni chilometro percorso con lui possa diventare qualcosa di speciale.

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Continua...

18/10/10

Colors of the week...end #4. Rosa come Prevenzione...




Rosa come l'inziativa Frecciarosa lanciata da trenitalia. 
Ad ottobre le donne viaggiano gratis...
Lo scopo dell'offerta, realizzata in collaborazione con il ministero della Pari Opportunità, è quello di sensibilizzare le donne nel mese dedicato al tumore al seno, la neoplasia più diffusa nel genere femminile.
 
Le donne spesso trascurano la propria salute, strette tra impegni di lavoro e famiglia. Iniziative come Frecciarosa fanno ricordare a tutte che ottobre è il mese dedicato alla prevenzione. E allora sfruttiamolo, anche sul treno, per prenderci cura di noi stesse e delle persone a cui vogliamo bene. Milly Carlucci, testimonial dell’evento.

L’iniziativa è composta di due promozioni: la prima, chiamata Promo Famiglia offre la possibilità di viaggiare gratis dal lunedì al venerdì formando gruppi da tre a cinque donne con almeno un bambino.
La seconda, che prende il nome di Sabato Rosa, permetterà alle signore di viaggiare gratis se in coppia.

Sul treno Frecciarossa che collega Roma e Milano sarà inoltre presente un team di medici che illustreranno ai passeggeri le tipologie di tumore al seno, le forme di diagnosi e prevenzione.




Rosa come Prevenzione.
L’iniziativa si affianca al programma di prevenzione Nastro Rosa organizzato anche quest’anno dalla Lilt la Lega italiana per la lotta contro i tumori, che prevede la possibilità di eseguire visite specialistiche in ben 360 ambulatori sparsi in tutta Italia.

15/10/10

Herbst im Schwarzwald. Autunno nella Foresta nera


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E’ già autunno inoltrato qui, nella foresta nera.
La mattina presto la nebbia scivola tutt’intorno alle valli, avvolge alberi secolari, nasconde il cielo e rende il paesaggio tetro e surreale.
Ma è il tempo di un attimo quello che impiega ad andarsene e allora svela i colori della natura in tutta la sua struggente bellezza…
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La strada  si perde tra villaggi traboccanti di orologi a cucù, interminabili campi e una natura generosa che a tratti regala scenari da cartolina.
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L’Inverno alle porte suggerisce agli abitanti del bosco di non perdere nessuna occasione.
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La mattina il freddo è pungente ma non appena il sole sale splendente nel cielo si tolgono i  guanti per un ultimo sussulto d’estate.
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Ieri sera dopo una giornata emozionante ci siamo fermati nei dintorni di Gutach. Tra prati coperti di bambi, caprette e cavalli abbiamo trovato una gasthof dal tetto spiovente rivestito di scandole. Lo scampanio delle mucche fuori dalla finestra della camera, il profumo di kirsch tra le pareti di legno…
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