26/08/11

Dallo Sri Lanka con amore.Hat diviyan keliya


Penso che ogni ritorno a casa dopo un viaggio ci scopra in qualche modo cambiati. Un po' come  può  succedere con un bel libro.
A volte questa sensazione  è  travolgente e ci assale inebriandoci del desiderio di essere qualcosa/qualcuno di diverso, altre è più effimera, destinata a morire dopo poche ore lasciando tutto come era prima, o forse no.
E poi ci sono quelle volte in cui il cambiamento entra a far parte di noi, quasi senza accorgercene scava un posto fisso da qualche parte nel nostro cuore e  ci rimane per sempre, come il mio Sri Lanka...

Forse non l'ho capito subito ma con il tempo ho realizzato che in quel viaggio  era successo qualcosa di profondo, qualcosa che mi aveva profondamente cambiata .
Ho imparato cos'è la povertà. La luce negli occhi di quei ragazzetti quando posavamo le penne e i bon bon stretti nelle mani più piccole delle mie. Gli sguardi nascosti dietro a  case di stracci, le rughe delle donne piegate sulle risaie, i carretti con gli asini, la gente che ci seguiva ovunque per  strada.
E gli animali senza gabbie.
Le scimmie sulla schiena , gli incantatori di serpenti, il ragazzo che lavava l'elefante con il guscio di una noce di cocco, il coccodrillo accanto alla macchina e il leopardo che dormiva in cima all'albero. E quel pesce, che avevo chiamato Charlie, che era il mio amico e ogni sera piegata sul fiume che scorreva accanto all'Hotel ascoltava pazientemente, mezzo fuori dall'acqua,  i miei racconti della giornata (pensate che anni dopo l'ho ritrovato in un acquario in Francia;-)

E poi la gente.
Volti e voci che non dimenticherò mai. Anthony, il nostro autista, con cui ci siamo scambiati gli auguri di Natale per anni. La coppia che ci ha invitati a cena rifiutandosi di sedersi insieme a noi, le risate, il primo riso al curry. E tanti altri, come quel cameriere di un Ristorante di Kandy.
Chissà cosa direbbe se sapesse l'eredità che mi ha lasciato.
Mi ha insegnato a fare i fiori di loto con un tovagliolo  e mi ha trasmesso una grande passione per gli origami.
E poi il mio cappello di paglia, il succo dei cocanet,  il sapore dell'ananas appena colto, i monsoni che squarciano il cielo e potrei andare avanti per ore.
Quello che è certo è che avevo nove anni e con quel viaggio nasceva il mio insaziabile desiderio di viaggiare.

Ma prima di chiudere c'è ancora un ricordo  che vorrei condividere con voi:
quello di una spiaggia, una tavoletta di legno e un gioco dal nome impronunciabile....

Hat diviyan keliya

Occorrente:
-una tavoletta di legno (un tagliere è perfetto)
-trapano e punta da legno
-fiammiferi (come qui) bastoncini vecchie pedine o qualunque altra cosa per realizzare otto pedine, sette di un colore e una di un'altro (le nostre sono quelle di una battaglia navale comprata a Londra venti anni fa!). 

Utilizzando una matita disegnate lo schema del gioco sulla tavoletta di legno.
Un triangolo isoscele diviso da una linea retta per la lunghezza e due per la larghezza.

Utilizzando il trapano (o eventualmente un punteruolo) praticate un foro per ogni punto di intersezione (dieci).
Queste saranno le posizioni in cui possono muoversi le vostre pedine.
Fatevi aiutare dai bambini a lisciare la superficie con un po' di carta vetrata.
Ripassate lo schema con una matita nera o un pennarello nero e decorate a piacere.

Regole del gioco
Le regole sono molto semplici.
Si gioca in due, un giocatore muove la tigre (pedina rossa) e l'altro i sette leopardi.
Si comincia con la sola tigre presente sulla tavola nel vertice in alto. 
A turno si prosegue così.
Il leopardo posiziona di volta in volta le pedine dove vuole mentre la tigre si muove di una casella alla volta.
Solo quando il  leopardo avrà posizionato tutte e sette le pedine allora può cominciare a muoverle.
Scopo del leopardo è quello di immobilizzare la tigre ovvero fare in modo che non possa più muoversi.
La tigre a sua volta per vincere deve rendere inoffensivo il leopardo mangiando almeno quattro pedine.
Il "pasto" avviene come nella dama, con un salto oltre il leopardo in una casella libera.

Naturalmente la semplicità dello schema si presta a mille alternative. Lo potete realizzare magnetico come il tangram o usare un semplice cartoncino e magari dei sassi colorati come nel Monshimunh. E che ne dite di una versione di stoffa?

In Thailandia esiste un gioco del tutto simile. La sola differenza è che ci sono sei leopardi invece di sette.
Si chiama Len Choa e, beh, se non altro è più facile da pronunciare...;-)

E voi? C'è un viaggio, un libro, un film che vi ha in qualche modo cambiato?


4 commenti:

  1. Lo Sri Lanka è nel mio cuore. E io ho lasciato parte del mio là.
    Insieme al Camerun mi hanno svezzata e cresciuta.
    I miei primi due viaggi da sola, poco più che diciottenne.
    Ricordi meravigliosi! Tanto calore e il profumo di gelsomino. Templi buddhisti e gli orfanatrofi dove andavamo a darci da fare tutti i giorni.
    Sono tornata con un viaggio (aihmè) organizzato per condividere con il mio neo-marito, le stesse emozioni ma sono rimasta delusa! Tutto troppo turistico! Non ci siamo mai seduti per terra a mangiare il riso con le mani. Niente scarpe fuori dai templi più sacri.
    Per recuperare dovrò tornarci, adesso anche con mio figlio! ;)

    RispondiElimina
  2. Ma belloooo!!!
    P.S.: mi piacerebbe andare laggiù....

    RispondiElimina
  3. @Eli: E' proprio la paura che ho io. Ci sono certi viaggi che proprio non mi sento di rifare. Vent'anni fa si sapeva a mala pena cos'era il turismo a Sri Lanka. Ora non ho il coraggio di scoprire cosa può essere diventata. P.S A proposito di templi mi hai fatto tornare in mente ancora un ricordo. Fuori dal tempio c'era chi dava i fiori di loto da donare al Budda. Io non sapendo niente me lo sono messa nei capelli. Non dimenticherò mai le loro facce...
    Sono felice di aver trovata un'altra amante di quell'idola favolosa!;-)
    @Sandra M:Il prossimo viaggio?;-) Un abbraccio grande.

    RispondiElimina
  4. Io ho lo stesso ricordo incantato e struggente dell'India. Non ti piacerebbe tornare con Aj? IO non vedo l'ora di portare il mio Picci in India e Africa, ma per ora ho paura delle malattie tropicali. Un tempo non ero così, ma con un bimbo...Tu che ne pensi? Porteresti AJ nello sri lanka?

    RispondiElimina

Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin